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Atlante IMID

Fibromialgia

La Fibromialgia

La fibromialgia (FM), detta anche sindrome fibromialgica o sindrome di Atlante, è una sindrome idiopatica ad eziologia sconosciuta, caratterizzata da dolore muscolare cronico diffuso e migrante, associato a rigidità, astenia, insonnia, alterazioni della sensibilità; è anche considerata come una forma generalizzata di reumatismo extra-articolare non infiammatorio atipico. Questa sindrome è stata individuata negli anni ‘60 da Federigo Sicuteri che la chiamò Panalgesia, successivamente etichettata come Fibromialgia.

La sindrome sembra essere legata ad una familiarità genetica, a non definite reazioni allergiche o ad una reazione immunitaria a livello dei recettori neurologici.

Insorge prevalentemente nelle persone di sesso femminile in età adulta dalla seconda alla quinta decade, con picchi verso i 25-35 e 45-55 anni e un rapporto femmine/maschi tra 7:1 e 9:1; la sua prevalenza nella popolazione generale si aggira allo 0,5% nei maschi e al 3,5% nelle femmine. Questa prevalenza femminile è stata messa in rapporto con gli ormoni estrogeni che sembrano avere la capacità di modulare alcune funzioni sia del sistema immune, come amplificare l’attivazione policlonale dei linfociti B e la formazione di autoanticorpi, sia del sistema nervoso centrale, come le funzioni di apprendimento, la memoria, la termoregolazione. Tuttavia può presentarsi anche in età pediatrica o durante l’adolescenza.

Viene indicata da recenti statistiche al secondo o terzo posto tra le malattie reumatiche. Nonostante le notevoli difficoltà di una sicura diagnosi, si presume che ne siano affetti 1,5-2 milioni di italiani.

 

Eziopatogenesi

L’eziologia della FM è tuttora sconosciuta e soggetta a numerosi studi, talvolta con risultati contrastanti. L’esordio è spesso dovuto ad un evento scatenante: un trauma fisico (infortuni o patologie traumatiche) o psichico (eventi stressanti come una malattia, un lutto familiare), una malattia febbrile ad eziologia virale (virus di Epstein-Barr, o virus influenzale). Alla base della sindrome può esserci un disturbo neurologico o metabolico sia di tipo fisico che psicofisico; tuttavia la FM non è certamente provocata da una singola causa, ma è una malattia a genesi multifattoriale.

I numerosi studi volti a scoprire le cause della malattia hanno documentato numerose alterazioni dei neurotrasmettitori a livello del sistema nervoso centrale, cioè di quelle sostanze di fondamentale importanza nella comunicazione tra le cellule nervose. La FM può quindi essere considerata essenzialmente una patologia della comunicazione intercellulare.

La FM sembra dipendere da una ridotta soglia di sopportazione del dolore dovuta ad una alterazione delle modalità di percezione degli input somato-estesici (riduzione della soglia nocicettiva) a livello del sistema nervoso centrale.

 

Aspetti anatomici

Tramite la risonanza magnetica spettroscopica (MRS) è stata dimostrata una disfunzione dell’ippocampo e una bassa concentrazione di acido naftalenacetico (NAA). Le anomalie del sistema sensoriale periferico e centrale potrebbero essere provocate da infezioni virali, da modificazioni ormonali ed endocrine, da farmaci, vaccini e da traumi fisici. L’esposizione a questi fattori porta a cambiamenti funzionali nel sistema nervoso centrale che abbassano la soglia del dolore, aumentando la sensibilità dei neuroni spinali. In seguito alla sensibilizzazione centrale, un minimo input sarebbe sufficiente per aumentare la risposta al dolore e mantenere lo stato di dolore cronico.

Recentemente è stato dimostrato il ruolo centrale della neurotrasmissione dopaminergica nella percezione del dolore, quindi la carenza di dopamina e di acido naftalenacetico in una zona specifica del cervello (ippocampo) favorirebbe l’insorgenza dei sintomi dolorosi della FM.

Ricerche di medicina nucleare hanno messo in evidenza che alcune manifestazioni cliniche della sindrome potrebbero essere dovute all’alterazione della perfusione nelle aree encefaliche deputate alla percezione ed elaborazione emotiva degli stimoli nocicettivi, per cui la percezione risulterebbe alterata.

L’iperattività simpatica è causata dalle alterazioni della microcircolazione periferica e centrale, come l’alterata distribuzione dei capillari a livello del tessuto muscolare, con ipervascolarizzazione dei tender point (ovvero punti dove è possibile evocare un dolore localizzato mediante la pressione con le dita), presenza del fenomeno di Raynaud e alterazioni del flusso cerebrale con diminuzione in particolari aree cerebrali (nucleo caudato e talamo) responsabili della trasmissione e della modulazione del dolore.

Un recente studio ha dimostrato la presenza di alterazioni a livello delle mani: un’eccessiva innervazione nelle mani e shunt artero-venosi locali potrebbero impedire una corretta perfusione dei tessuti, con conseguente ipossia, e quindi dolore, riduzione della forza muscolare e alterata regolazione della termoregolazione. Infatti il freddo è una delle componenti più dannose e dolorose per il paziente.

 

Aspetti genetici

Nella FM è stata riscontrata la presenza di familiarità ed ereditarietà; infatti questa patologia tende a presentarsi nelle famiglie. La frequenza della FM tra i parenti di primo grado dei soggetti che mostrano un corredo genetico tipico della FM è di circa il 6,4%.

L’alta incidenza della FM all’interno dei gruppi familiari ha fatto orientare la ricerca verso il ruolo dei fattori genetici e in particolare ha evidenziato il ruolo dei polimorfismi genici.

Anche se non sono noti i precisi meccanismi di trasmissione è stata documentata la maggiore prevalenza di alcuni alleli del sistema HLA. Sono stati identificati specifici polimorfismi genetici associati ad un rischio più elevato di sviluppare la FM. Tutti questi polimorfismi coinvolgono i sistemi serotoninergico, dopaminergico e catecolaminergico con alterazioni del metabolismo o il trasporto delle monoamine (serotonina, dopamina, epinefrina e norepinefrina, GABA, sostanza P, noradrenalina), sostanze che hanno un ruolo fondamentale nella risposta allo stress; pertanto si verifica uno squilibrio dei neurotrasmettitori e/o dei loro recettori.

Gli studi genetici iniziali relativi ai geni della FM hanno evidenziato la presenza di alti livelli dell’antigene DR4 nel 64% dei pazienti, contro il 30% dei soggetti sani.

Un altro studio ha valutato l’associazione dei geni implicati nel metabolismo della serotonina. Il gene più frequentemente studiato è il gene trasportatore della serotonina (5-HTT) che presenta una frequenza aumentata del genotipo S/S del gene 5-HTT fra i pazienti con FM in confronto ai soggetti sani.

Un’altra area di ricerca è il collegamento della FM con le varianti del gene catecol-O-metiltransferasi (COMT). Il gene COMT codifica per un enzima che metabolizza le catecolamine (noradrenalina e dopamina); il gene COMT è un importante mediatore del metabolismo delle catecolamine come adrenalina o epinefrina, noradrenalina e dopamina, ormoni adrenergici prodotti dal surrene nelle fasi di stress ed è perciò un modulatore delle vie adrenergiche e dopaminergiche, comprese quelle coinvolte nella trasmissione del dolore. Esso influenza pertanto le diverse modalità di percezione del dolore e la sensibilità e la sua alterazione sembra associata alla FM.

Sono state dimostrate e confermate alterazioni di numerosi neurotrasmettitori (specie della serotonina), a riprova della origine della FM nel sistema nervoso centrale.

Uno degli effetti della disfunzione dei neurotrasmettitori, e in particolare della serotonina e della noradrenalina, è la iperattività del sistema nervoso neurovegetativo, che controlla con meccanismi riflessi numerosi funzioni dell’organismo tra cui la contrazione dei muscoli, ma anche la sudorazione, la vasodilatazione e la vasocostrizione; ciò comporta un ulteriore deficit di irrorazione sanguigna a livello muscolare con insorgenza di dolore, astenia e tensione, oltre che un livello aumentato di percezione degli stimoli.

 

Clinica

La FM è caratterizzata da una esasperata ipersensibilità con esagerata percezione degli stimoli, ma il sintomo predominante è il dolore, a carattere “migrante”, che viene riferito dai pazienti in vario modo (da un leggero indolenzimento costante, fino a dolori acuti), ma è comunque localizzato e accentuato in punti focali detti “tender point”; inoltre sono presenti punti, detti “trigger point”, in cui il dolore non è ben localizzato, ma tende ad essere percepito come irradiato ad una zona adiacente. Prevalentemente interessati dal dolore sono: la colonna vertebrale, le spalle, il cingolo pelvico, braccia, polsi, cosce, accompagnati da dolori articolari, lombalgia e cervicalgie.

Le caratteristiche principali del dolore nella FM sono la iperalgesia e l’allodinia. L’iperalgesia consiste nella percezione di dolore molto intenso in risposta a stimoli dolorosi lievi; l’allodinia è la percezione di dolore in risposta a stimoli che normalmente non sono dolorosi. Queste due condizioni possono verificarsi transitoriamente anche in soggetti non fibromialgici a seguito di eventi nocivi (eritema solare, ferita post-chirugica) che rendono ipersensibile la zona cutanea colpita, ma nei fibromialgici sono diffuse e persistenti.

Al dolore cronico si associa una miriade di sintomi minori, in numero variabile da paziente a paziente; la variabile associazione di tali sintomi multiformi può in parte spiegare le difficoltà nel diagnosticare questa malattia.

I sintomi più spesso riferiti dai pazienti sono:

  • Rigidità: sensazione di rigidità generalizzata oppure localizzata al dorso o a livello lombare, soprattutto al risveglio, ma anche se si resta per qualche tempo fermi nella stessa posizione (seduti o in piedi);
  • Disturbi del sonno: difficoltà ad addormentarsi ma soprattutto frequenti risvegli notturni e sonno non ristoratore. È specifica della FM la “anomalia alfa-delta” studiata con l’elettroencefalogramma: si verifica un brusco ritorno verso il sonno “superficiale” (onde alfa) non appena viene raggiunto il sonno “profondo” (onde delta). La mancanza di sonno profondo, fase nella quale i muscoli si rilassano e recuperano la stanchezza accumulata durante il giorno, spiega molti dei sintomi della FM (stanchezza persistente, risvegli notturni, sonno non ristoratore);
  • Cefalea o dolore al volto: la cefalea si caratterizza come cefalea nucale, temporale o sovraorbitaria oppure emicrania, molto spesso ad andamento cronico. Frequentemente i pazienti con FM presentano dolore a livello mascellare o mandibolare e in questi casi la sintomatologia viene confusa con una artrosi o una disfunzione della articolazione temporo-mandibolare. Questo sintomo, soprattutto in pazienti giovani, deve fare sospettare una FM;
  • Acufeni: spasmi dei muscoli tensivi del timpano possono provocare fischi o vibrazioni all’interno delle orecchie;
  • Disturbi della sensibilità: in particolare formicolii, diminuzione della sensibilità, senso di intorpidimento o di “addormentamento” diffusi a tutto il corpo oppure limitati ad un emisoma o ai soli arti;
  • Disturbi gastrointestinali: difficoltà digestive, acidità gastrica, dolori addominali spesso in relazione ai cambiamenti climatici o a fattori stressanti. Nel 60% dei pazienti con FM si associa una sindrome del colon irritabile (la cosiddetta “colite spastica”) con alternanza di stipsi e diarrea, dolori addominali e meteorismo.
  • Disturbi urinari: caratteristica della FM è una aumentata frequenza dello stimolo ad urinare o una vera e propria urgenza minzionale in assenza di infezione vescicale. Più raramente si può sviluppare una condizione cronica con dolore a livello vescicale, definita “cistite interstiziale”.
  • Dismenorrea: molte dismenorree di notevole entità e scarsamente responsive alla terapia sono probabilmente in rapporto con una FM non diagnosticata. Anche il vaginismo (dolore durante il rapporto sessuale) è caratteristico della FM.
  • Alterazioni della temperatura corporea: alcuni pazienti riferiscono sensazioni anomale di freddo o caldo intenso diffuso a tutto il corpo o agli arti (non condivise dalle altre persone che stanno intorno a loro). Non è rara una eccessiva sensibilità al freddo delle mani e dei piedi, con dita che possono diventare inizialmente pallide e quindi scure, cianotiche (fenomeno di Raynaud).
  • Alterazioni dell’equilibrio: senso di instabilità, di sbandamento, vere e proprie vertigini spesso ad andamento cronico e che vengono erroneamente imputate all’artrosi cervicale o a problemi dell’orecchio interno. Poiché i muscoli oculari e pupillari possono essere coinvolti nella FM alcuni pazienti possono presentare nausea e visione sfuocata durante la lettura, o quando lavorano al computer o sono alla guida di un’auto.
  • Tachicardia: spesso i pazienti con FM si rivolgono al Pronto Soccorso per episodi di tachicardia con cardiopalmo, soprattutto se si associa dolore nella regione sternale (costocondralgia), molto frequente nella FM.
  • Disturbi cognitivi: difficoltà a concentrarsi sul lavoro o nello studio, “testa confusa”, perdita di memoria a breve termine; tali manifestazioni vengono definite “fibro-fog”, cioè annebbiamento fibromialgico.
  • Sintomi a carico degli arti inferiori: compaiono spesso crampi e meno frequentemente movimenti incontrollati delle gambe che si manifestano soprattutto di notte (“Restless leg Syndrome” o “Sindrome delle gambe senza riposo”).
  • Allergie: molti pazienti fibromialgici riferiscono ipersensibilità a numerosi farmaci, allergie alimentari di vario tipo, allergie stagionali. Pur essendo queste manifestazioni comuni nella popolazione generale, in un sottogruppo di pazienti affetti da FM le allergie sono molteplici e rappresentano un aspetto preminente della malattia tale da impedire la normale alimentazione o lo svolgimento dell’attività lavorativa. In questi casi si sovrappone il quadro della MCS o “Multiple Chemical Sensitivity Syndrome”, nella quale i pazienti risultano ipersensibili a numerose sostanze, dai farmaci ai cibi, a sostanze chimiche di vario tipo, con gravi limitazioni della vita quotidiana.
  • Ansia e depressione: molti pazienti affetti da FM riferiscono manifestazioni ansiose (a volte con attacchi di panico) e/o depressive. In passato questi sintomi hanno fatto considerare la FM come un processo di somatizzazione in soggetti ansiosi o depressi, e purtroppo ancora oggi molti medici sono legati a questa definizione ormai superata. I numerosi studi sul rapporto tra ansia/depressione e FM hanno dimostrato inequivocabilmente che la FM non è una malattia psicosomatica e che gli eventuali sintomi depressivi o ansiosi sono un effetto piuttosto che una causa della malattia. Una reazione depressiva è infatti comune a tutte le malattie croniche gravi che comportano un dolore cronico.

Tipico della FM è la variabilità dei sintomi in rapporto a numerosi fattori esterni che sono in grado di provocarne un peggioramento: fattori climatici, i dolori aumentano nelle stagioni “di passaggio”, cioè primavera e autunno e nei periodi di grande umidità; fattori ormonali, con peggioramento nel periodo premestruale, nelle disfunzioni della tiroide; fattori stressanti, come discussioni, litigi, tensioni sul lavoro e in famiglia.

Una parte di questi sintomi è comune a due altre sindromi largamente discusse e controverse, spesso imparentate con la FM e a volte considerate un’unica entità: la CFS (Chronic Fatigue Syndrome) e la MCS (Multiple Chemical Sensitivity).

 

 

Diagnosi

La FM non è una malattia reumatica nel senso stretto del termine poiché sono normali gli indici d’infiammazione tipici delle malattie reumatiche.

Non esiste alcun esame di laboratorio o radiologico utile per la diagnosi della FM, tuttavia questi test possono essere utili per escludere la presenza di altre patologie: VES, PCR, ANA test, emocromo con formula, CPK, transaminasi, anticorpi anti-EBV e anti-HCV, TSH, FT4.

Un’attenta anamnesi e un esame obiettivo accurato possono eliminare altre condizioni cliniche di dolore cronico e di astenia.

Dopo aver escluso altre patologie muscolari, neurologiche o scheletriche, sono due gli elementi che possono permettere una corretta diagnosi della fibromialgia:

  • una accurata anamnesi che possa rilevare che il dolore è diffuso simmetricamente e che perdura da almeno 3 mesi.
  • Il criterio diagnostico della palpazione che rimane il metodo principale utilizzato: la palpazione dei 18 punti chiave (tender point) con una pressione di almeno 4 kg, che per una corretta diagnosi di FM dovrebbero risultare dolorosi almeno in numero non inferiore ad 11.

I punti chiave sono situati sia al lato destro che a quello sinistro: 4 nel collo anteriore, 4 dietro le spalle, 2 all’altezza del cervelletto (intersezione suboccipitale del trapezio), 2 all’altezza dei gomiti, 2 all’altezza delle ginocchia, 2 sopra le natiche e gli ultimi 2 ai lati in basso delle natiche (regione retrotrocanterica).

Qualora risultassero in numero inferiore a 11, ma fossero soddisfatti gli altri criteri della fibromialgia (dolori diffusi, rigidità muscolare, sonno non riposante), è necessario eseguire comunque una terapia per la FM.

Non ci sono marcatori biologici univoci, ma in alcuni pazienti si può evidenziare un notevole aumento di eosinofili (possibile mialgia eosinofila), una ridotta concentrazione di serotonina e di 5-idrossi-triptofano nel liquor e nel plasma, una ridotta produzione di melatonina (ormone del sonno), un aumento di oltre tre volte delle concentrazioni di sostanza P nel liquor; sono tutti neurotrasmettitori coinvolti nella modulazione del dolore e nella regolazione del sonno.

 

Comorbilità

La FM si associa con variabile frequenza a svariate manifestazioni cliniche:

  • Sindrome della fatica cronica; il 70 % circa dei pazienti fibromialgici presenta anche i criteri della CFS;
  • Sindrome da sensibilità chimica multipla (MCS);
  • Patologie muscolo-scheletriche (mielopatia, discopatia e artrosi), come conseguenza di uno sforzo esagerato;
  • Artrite;
  • Sindrome delle gambe senza riposo;
  • Alcune sindromi autoimmuni (allergie, vitiligine, psoriasi, alopecia areata);
  • Sindrome della Guerra del Golfo;
  • Celiachia.

 

Terapia

Fino a 10 anni fa la FM era considerata una patologia di natura psicogena e pertanto difficilmente curabile e veniva raramente diagnosticata. Negli ultimi anni le conoscenze sulla eziopatogenesi della FM sono radicalmente cambiate e oggi si può affermare che questa sindrome può essere curata con successo. Le attuali conoscenze dei meccanismi di base della FM possono permettere di utilizzare farmaci in grado di correggere i deficit alla base della malattia. Oltre a questi farmaci disponiamo di alcuni trattamenti non farmacologici estremamente efficaci in grado di modificare l’iperattività neurovegetativa presente nella FM.

 

Terapia farmacologica

FANS (antinfiammatori non sterodei): non hanno dato buoni risultati, mentre si sono rivelati efficaci i miorilassanti, distinti fondamentalmente in due classi: i farmaci che agiscono sulla manifestazione “periferica” della FM cioè sulla contrattura muscolare, e i farmaci che potenziano l’attività della serotonina che agiscono invece su uno dei meccanismi “centrali” della malattia. Generalmente questi farmaci vengono associati nello stesso paziente.

Vari studi hanno dimostrato l’efficacia di antidepressivi come l’Amitriptilina (un antidepressivo triciclico), che rimane il principio attivo di prima scelta visto anche il requisito di migliorare la qualità del sonno.

Farmaci che potenziano l’attività della serotonina: inibitori della ricaptazione della serotonina (SSRI), utilizzati inizialmente come antidepressivi; uno dei più recenti SSRI (paroxetina o sertralina) si è dimostrato estremamente efficace su alcune delle manifestazioni della FM, in particolare sulla astenia e sulla percezione del dolore.

Una nuova classe di farmaci antidepressivi molto efficaci sono i farmaci inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina (SNRI) che agiscono su di un più ampio spettro di neurotrasmettitori rispetto agli SSRI.

I sali di magnesio rivestono un ruolo essenziale nel metabolismo muscolare, ma non tutti i prodotti in commercio sono ugualmente efficaci in quanto alcuni presentano uno scarso assorbimento.

La melatonina, ormone collegato al sonno, può migliorare i sintomi, dall’insonnia al dolore.

Antiepilettici, antiparkinsoniani e oppioidi: sono stati utilizzati con risultati apprezzabili solo su una bassa percentuale di pazienti fibromialgici mentre sono responsabili di pesanti effetti collaterali come sonnolenza, deficit cognitivo, alterazione della frequenza cardiaca, tremori.

Cannabinoidi: molti pazienti hanno riscontrato notevoli miglioramenti (anche nettamente superiori rispetto a quelli provati con i farmaci “tradizionali”) con l’uso terapeutico di marijuana, grazie ai suoi effetti analgesici, miorilassanti, antidepressivi ed alla migliore qualità del sonno. Presentano generalmente minori effetti collaterali, assenza di dipendenza fisica e ridotta tolleranza.

Cortisonici: i cortisonici un tempo usati con facilità, sono controindicati se non in bassa dose.

Integratori e medicina alternativa: gli integratori di calcio, magnesio, vitamine (es. vitamina C, vitamina B12) ed oligominerali non danno un beneficio reale e vengono utilizzati empiricamente, anche come forma di automedicazione, dai pazienti con risultati contrastanti. Il loro effetto è transitorio e ridotto, sia reintegrando le sostanze consumate in periodi di stress, sia molto simile all’effetto placebo, così come accade per i trattamenti alternativi non riconosciuti ufficialmente come l’agopuntura o l’ossigeno-ozonoterapia, utilizzati in alcuni casi.

 

Terapia non farmacologica

Quasi tutte le terapie non farmacologiche note, più o meno convenzionali, sono state utilizzate nel trattamento della FM. In questo campo non è facile distinguere tra la reale efficacia di un trattamento e la semplice suggestione, pertanto è necessario basarsi solo sui dati suffragati da studi scientifici.

Terapie fisiche: (TENS, ionoforesi, termoterapia) vengono spesso consigliate ai pazienti con FM: a parte la TENS (TransCutaneous Electrical Nerve Stimulation o stimolazione elettrica nervosa transcutanea) che risulta efficace fino al 70% dei casi, nessuna altra terapia fisica ha dimostrato risultati superiori al placebo e il massaggio può fare peggiorare nettamente la sintomatologia.

Due studi hanno documentato l’efficacia del biofeedback elettromiografico che misura l’attività dei vari gruppi muscolari, per fornire al soggetto informazioni continue e in tempo reale sul proprio stato di tensione muscolare, ma questa metodica ha il limite di essere poco diffusa e quindi per lo più sconosciuta ai pazienti.

Un altro approccio è quello della omeopatia che, negli ultimi anni è andata sempre più diffondendosi. Va però chiarito che questo trattamento non è adatto a tutti i pazienti, ma solo ad una piccolo sottogruppo con caratteristiche ben definite.

Negli ultimi anni l’approccio terapeutico non farmacologico è radicalmente cambiato con la terapia di rilassamento muscolare profondo che ha determinato una migliore prognosi della FM: sono essenzialmente il training autogeno di Schultz, la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia di rilassamento basata su tecniche ericksoniane. Le prime due sono difficilmente adottate dai pazienti per la lunga durata e la complessità della tecnica. È invece preferibile la terapia di rilassamento di tipo ericksoniano per la rapidità dell’effetto terapeutico, per l’efficacia su tutti i parametri esaminati e per la durata dell’effetto almeno fino al 6° mese dal termine del trattamento.

L’attività fisica deve essere continuativa, ma non eccessivamente intensa ed aumentata progressivamente senza eccessi.

 

Terapia dietetica

Non esiste una dieta specifica per questa sindrome, tuttavia l’alimentazione riveste un ruolo determinante per una patologia nelle quale sono dominanti il dolore e la stanchezza muscolare; infatti, il dolore muscolare potrebbe essere amplificato dalla carenza proteica della dieta, inoltre la riduzione dei grassi alimentari comporta sicuramente un miglioramento dei sintomi.

La dieta deve essere molto equilibrata rispettando la giusta distribuzione percentuale tra carboidrati e proteine e riducendo l’apporto di grassi.

Bisogna evitare gli alcolici e ridurre il più possibile il caffè e lo zucchero, i dolci, merendine, marmellate industriali, bevande zuccherine e succhi di frutta; bere acqua, infusi, tisane; consumare cereali integrali. Limitare l’impiego delle solanacee (pomodori, melanzane, patate, peperoni) che favoriscono reazioni di intolleranza alimentare con manifestazioni a livello muscolare; eliminare tutte le carni rosse favorendo il consumo di pesce, pollame, coniglio, uova, latticini e formaggi se non si hanno intolleranze al lattosio o colesterolo alto, mangiare molta frutta e verdura fresca di stagione, per l’azione antiossidante delle vitamine e per l’apporto di sali minerali. Ridurre al massimo l’apporto di sale per evitare la ritenzione di tossine e liquidi così come l’uso di spezie piccanti (pepe, peperoncino, cajenna) usando liberamente aglio, cipolla, basilico, prezzemolo, salvia, rosmarino ed altri sapori.

La sensibilità al dolore e la facile stancabilità, portano la persona affetta da questa patologia a un isolamento nella vita lavorativa, affettiva e di gruppo, poiché la sintomatologia viene erroneamente considerata come “ipocondriaca” o come una esagerazione da parte di parenti ed amici.

Generalmente viene valutata come un problema psicologico-psichiatrico; ma la FM non è una malattia psichiatrica, e i problemi di ansia e depressione la peggiorano (e viceversa), ma non ne sono la causa: è stato dimostrato che le caratteristiche psicopatologiche dei pazienti fibromialgici, che non soffrivano in passato di problemi pregressi di ansia o depressione, sono identiche a quelle di pazienti con altre patologie gravi croniche caratterizzate da dolore cronico e sono quindi da considerare come reazione alla malattia di base.

La FM è una malattia organica, come dimostrato dalle alterazioni riscontrate a livello del sistema nervoso centrale e periferico e dai reperti genetici.

È necessario quindi rendere più visibile questa invisibile disabilità certamente ancor oggi molto male interpretata.

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