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Gonfiore addominale dopo i pasti: quali sono le cause e i rimedi?

gonfiore addominale dopo i pasti: cause e rimedi

Gonfiore addominale dopo i pasti: quali sono le cause e i rimedi?

Il 30° numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato al gonfiore addominale dopo i pasti: analizziamo le cause e i rimedi a questa comune problematica.

Leggi anche “Che relazione c’è tra dieta e benessere intestinale?” per approfondimenti.

Anche dopo un pasto leggero mi sento estremamente gonfia: da cosa dipende?

Una dieta sana ed equilibrata il più delle volte è certamente utile per eliminare il gonfiore addominale dopo i pasti e per evitare problemi digestivi notoriamente conseguenti ad un pasto abbondante. Eppure capita a volte di sentirsi con la pancia gonfia anche quando riteniamo di aver mangiato un pasto “leggero” o solo per aver mangiato un frutto dopo pranzo.

Quindi come comportarsi a tavola? La presenza e l’accumulo di aria nel nostro intestino, può dipendere da numerosi fattori, e vale certamente la pena di capire quali essi siano con una consulenza specialistica.

Prima di tutto, è importante iniziare bene la digestione; è risaputo che la prima fase digestiva avviene nella nostra bocca: mangiare in fretta senza masticare a lungo il cibo può essere spesso causa di problemi di digestione. Al contrario, masticare lentamente il cibo, faciliterà il processo digestivo.

Un’eccessiva produzione di gas può essere fisiologica, secondaria all’assunzione di cibi notoriamente meteorizzanti, come i legumi, però a volte i processi fermentativi possono essere favoriti anche dall’eccesso o dalla frequente ingestione di alimenti trattati con lieviti chimici, dolcificanti artificiali e cibi ad elevato contenuto di zuccheri semplici e complessi, oppure dal consumo di vegetali ricchi di pectina, fibre e cellulosa, come carciofi, funghi, asparagi, topinambur, cipolla e crucifere come broccoli, verza cavolfiori, cime di rapa.

Gonfiore addominale, stitichezza e disbiosi intestinale sono disturbi correlati tra loro?

Coloro che soffrono di stitichezza con rallentamento della propulsione, a causa della dilatazione di tratti dell’intestino e della formazione di sacche gassose, possono manifestare tutti i disturbi tipici di una disbiosi intestinale, ossia alterazioni qualitative e/o quantitative dei batteri che popolano il nostro intestino.

Un incremento delle specie adibite alla digestione degli amidi e, quindi, in grado di generare processi fermentativi, provoca una forte infiammazione della mucosa intestinale con aumento della permeabilità. Da ciò deriva un difettoso assorbimento dei gas da parte del torrente circolatorio, con conseguenti effetti collaterali che un malfunzionamento del sistema digerente comporta, dall’insonnia alla difficoltà di perdere peso nonostante le diete.

Di conseguenza, se una sana alimentazione e un regolare esercizio fisico sono sicuramente quello che ci vuole per avere un ventre piatto, per evitare di incorrere in disturbi digestivi che potrebbero prolungare un fastidioso stato di gonfiore addominale dopo i pasti risulta importante seguire alcune regole strategiche. Una di queste è mantenere bassa la quantità di carboidrati ed evitare gli alimenti ricchi di pectina e fibre, semmai incrementando la quota proteica dei pasti.

Cosa sono i FODMAP? Quanta importanza hanno nella comparsa del gonfiore addominale?

La dieta a basso apporto di FODMAP (ideata e studiata alla Monash University in Australia) allevia i disturbi nel 75% dei casi.
FODMaP è un acronimo composto da Oligosaccaridi Disaccaridi Monosaccaridi e Polioli Fermentabili. Si tratta di carboidrati presenti in una grande quantità di alimenti diversi che, quando consumati in quantità rilevanti e con assiduità da soggetti sensibili, possono causare spiacevoli disturbi intestinali.

Gli oligosaccaridi comprendono fruttani e galattoligosaccaridi (GOS). I fruttani sono catene di alcune unità di fruttosio, lo zucchero presente nella frutta, che sono poco assorbiti nell’intestino e finiscono al 99% nel colon. Qui i batteri presenti li frammentano e, in soggetti con sindrome dell’intestino irritabile, producono una notevole fermentazione. Ne sono ricchi gli asparagi, la cipolla, l’aglio, il cavolo cappuccio e la cicoria. I GOS invece includono raffinosio e stachiosio (oligosaccaridi non digeribili, contenuti nella buccia delle leguminose, soprattutto nei fagioli, ceci, lenticchie, fave). Danno meno problemi a chi soffre di colon irritabile le lenticchie rosse decorticate.

Il disaccaride che maggiormente causa fastidi è il lattosio: chi soffre di sindrome del colon irritabile spesso ha una carenza di lattasi, l’enzima indispensabile alla digestione del lattosio. Generalmente anche un soggetto con colon irritabile può tollerare fino a 6 g di lattosio al giorno, che equivale a circa 125 ml di latte. Quindi, cosa fare? Limitare ma non eliminare completamente latte e latticini, consumando latte e formaggi senza lattosio o a pasta dura e lunga stagionatura (come parmigiano o grana 24-36 mesi).

Inoltre, una persona su tre ha difficoltà ad assorbire il fruttosio e si sente gonfia dopo aver mangiato frutta fresca. È utile non eccedere con la quantità di frutta giornaliera, introducendo 2 o 3 porzioni da 150 gr da suddividere nell’arco della giornata evitando, per esempio, mela, pera, mango, pesca, albicocche, ciliegie, anguria. Attenzione al miele e allo sciroppo d’acero: la percentuale di fruttosio è altissima.

I polioli (sorbitolo, mannitolo, xilitolo, maltitolo ed altri) sono zuccheri ai quali, in termini di composizione chimica, è stato aggiunto un gruppo idrossile, ciò che li rende praticamente non assorbibili e, quindi, molto difficili da digerire a cura dei nostri enzimi digestivi. Sono utilizzati nell’industria alimentare per sostituire parte dello zucchero, perché il loro potere dolcificante è fino al 100% superiore a quello dello zucchero, per quanto siano a basso contenuto calorico. Se assunti in quantità elevate, possono alterare la funzione dell’alvo causando gonfiore, gas, dolore addominale caratteristico della sindrome dell’intestino irritabile (o colon irritabile o IBS).

Per approfondire l’argomento, guarda la puntata di “BENessere a Tavola Lab” dedicata alla dieta a basso contenuto di FODMAP.

Esistono alimenti che aiutano naturalmente a ridurre il gonfiore addominale?

Sì, ci sono dei cibi consigliati nella dieta in virtù delle loro importanti caratteristiche benefiche sull’apparato digerente.

Tra questi cibi è presente sicuramente il pesce ricco in acidi grassi omega 3, utili per ridurre l’infiammazione delle pareti addominali.

Anche il finocchio, alimento ricco in acqua e povero in calorie che si può assumere anche sotto forma di tisana, risulta utile nel favorire la corretta digestione grazie alla sua capacità di eliminare i gas intestinali. In ultimo, gli agrumi e l’ananas ricca di bromelina, enzima dal forte potere antinfiammatorio, favorisce il processo digestivo e l’assorbimento dei gas intestinali, riducendo così il gonfiore addominale dopo i pasti.

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