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Soffro di una malattia autoimmune: posso fare il vaccino?

Soffro di una malattia autoimmune: posso fare il vaccino?

Risposta ImmunITALIA è la rubrica in cui il prof Minelli risponde alle domande dei pazienti.
In questo primo numero parliamo di vaccini anti-CoViD e malattie autoimmuni.

Io soffro di artrite reumatoide associata a sindrome di Sjögren.
Io, invece, ho una tiroidite autoimmune di Hashimoto e faccio terapia ormonale.
A me hanno diagnosticato una gastrite atrofica autoimmune e le analisi hanno dimostrato alti livelli di autoanticorpi diretti contro lo stomaco.

Ecco, noi che abbiamo MALATTIE AUTOIMMUNI, possiamo fare il vaccino anti-CoViD?

In casi come questi le perplessità che più frequentemente i pazienti manifestano e per le quali continuano accoratamente a chiedere informazioni per approdare, ove possibile, a certezze convincenti, sono riassumibili in due grandi dubbi:
– Il mio sistema immunitario già è scombinato di suo… funziona male. Non è, per caso, che facendo il vaccino, io finirò per aggravare la mia malattia di base che già mi impegna ad assumere farmaci importanti tra cortisonici, immunosoppressori e “biologici”?
– E, a proposito di cortisonici e altri farmaci immunoppressori, non è che questi medicamenti presi continuativamente finiscono per interferire con l’efficacia del vaccino?
Va subito premesso che, come per tutti gli altri vaccini, anche per quelli creati per contrastare la CoViD-19 non sono state condotte sperimentazioni su pazienti affetti da patologie autoimmuni, essendo stati arruolati – com’è giusto che sia nelle fasi dello studio preliminare del vaccino – solo soggetti sani e, dunque, liberi dall’assunzione di farmaci potenzialmente in grado di alterare i risultati della sperimentazione stessa.
Siccome, però, anche i pazienti con malattie autoimmuni hanno bisogno di specifica protezione contro il SARS Cov-2, a favore di una loro vaccinazione che sia il più possibile esente da rischi e controindicazioni, depone già di per sé il fatto che i vaccini in uso contro la CoViD siano composti da frammenti di materiale genetico virale e non da virus vivi attenuati. Questa peculiarità, tutt’altro che irrilevante sul fronte della sicurezza, conferisce allo strumento vaccinale una pressione d’impatto sul sistema immunitario decisamente più contenuta e molto meno destabilizzante. Ciò non ostante, tuttavia, non bisogna trascurare opportune misure cautelative da attuare magari attraverso controlli clinici e di laboratorio con i quali monitorare le eventuali fasi di riacutizzazione di patologie per loro natura cronico-recidivanti.
Pertanto, stadi acuti della malattia di base con intense riaccensioni sintomatologiche, eventualmente associati ad incremento dei marcatori dell’infiammazione (VES, PCR, Fatt. Reumatoide, consumo del Complemento, ecc.) e/o aumenti significativi nel sangue dei livelli di autoanticorpi che caratterizzano la malattia autoimmune di cui il paziente è affetto (anticorpi anti-tiroide nella Tiroidite di Hashimoto; anticorpi anti-citrullina nell’Artrite Reumatoide; anticorpi anti-cellule parietali dello stomaco nella Gastrite Atrofica Autoimmune; ecc.) controindicheranno temporaneamente la somministrazione del vaccino che sarà, eventualmente, rimandata a prossime fasi di stabilizzazione con miglioramento del quadro clinico e di laboratorio.
In quanto, poi, al secondo legittimo dubbio sulla opportunità di sottoporsi a vaccino in corso di terapia immunosoppressiva che sia realizzata con cortisonici o immunosoppressori in quanto tali (tipo metotrexato, idrossiclorochina, ciclosporina, micofenolato, tacrolimus e altri similari), al di là dell’ovvia presa d’atto che, al momento, non possano ancora esserci per questa categoria di pazienti informazioni utili da cui trarre risposte certe, quel che sicuramente si può affermare è che, nei soggetti con terapia immunosoppressiva in corso, la risposta al vaccino (quale che sia tra i diversi attualmente disponibili) sarà più attenuata rispetto a quella delle persone sane. È quello che sappiamo per averlo acquisito da pazienti immunopatici che, in cura con un farmaco immunosoppressore, si sottopongono per esempio alla vaccinazione anti-influenzale: il sistema immunitario farmacologicamente rallentato nelle sue funzioni riuscirà solo a produrre una risposta anticorpale ridotta e parziale.

Ma, dovendoci sottoporre al vaccino, noi pazienti con disordini immunitari, dobbiamo sospendere le nostre terapie con farmaci biologici e/o cortisonici o immunosoppressori, o possiamo regolarmente continuarle?

Anche qui non è possibile fornire risposte certe, perché non ci sono esperienze maturate in tal senso con vaccini basati su RNA messaggero. Quel che si può suggerire, intuitivamente e sempre sotto rigoroso controllo medico, è una temporanea sospensione ovvero un differimento almeno di qualche settimana della terapia farmacologica eventualmente in corso, per consentire al vaccino di esercitare il massimo della propria azione immunizzante.

E che tipo di effetti collaterali dobbiamo aspettarci?

Se, da una parte, non si può negare un’azione infiammatoria che, in certi casi, questi vaccini sono in grado di indurre, dall’altro è doveroso evidenziare la capacità dei virus in generale di slatentizzare e, dunque, attivare malattie autoimmuni per altri versi destinate a restarsene latenti e silenziose. Quindi, dovendo scegliere tra i rischi di un’ipotetica malattia virale e quelli eventualmente correlati alla vaccinazione, per un paziente immunopatico i secondi, per quanto certamente non auspicabili, risultano decisamente preferibili.
Tra le reazioni indesiderate accertate nel corso delle prime fasi della campagna vaccinale anti-CoViD, si segnalano, oltre alla transitoria dolenzia nel punto di inoculo del vaccino,

  • sapore metallico in bocca ed alitosi, persistenti per diversi giorni
  • febbricola e mal di testa
  • astenia e facile stancabilità
  • dolori diffusi alle ossa e ai muscoli
  • parestesie formicolanti e rigidità articolare

Quel che si può aggiungere, a conferma di quanto esposto, è che le raccomandazioni emanate qualche anno fa dalla Federazione delle Società europee di Reumatologia suggeriscono caldamente, negli adulti affetti da malattie autoimmuni, la vaccinazione antinfluenzale e anti-pneumococcica.

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