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La COVID-19 e l’ipotesi del “doppio colpo”




Le evidenze che diventano “sempre più evidenti” e sulle quali ci saremmo aspettati dai grandi “decisori” un minimo di illuminata umiltà.

Se, da una parte, in questi mesi la diffusione di SARS-CoV-2 è stata documentata in ogni Paese e molti di questi stanno uscendo dal periodo di “emergenza”, dall’altra parte il dibattito sul tasso di mortalità e sulla severità della polmonite incontrata in diversi Paesi, tra i quali l’Italia, è sempre più aperto.

Come più volte ribadito e poi ritrovato in una mole sempre più “pesante” di lavori scientifici accreditati, esiste una potenziale correlazione fra inquinamento atmosferico e CoViD- epidemia. La pubblicazione più recente, ricalcando un primo input datato 26 marzo dal titolo emblematico “Greta’s related hypothesis: pollution opens the door to viruses? (l’ipotesi di Greta: l’inquinamento apre le porte ai virus?) formula un’ipotesi definita del “doppio colpo” che poggia su dinamiche biochimiche molto complesse che, pur fondandosi sull’azione specifica di un preciso determinante ambientale, prescindono dal semplice binomio “smog/polmonite”.

In effetti, come più volte spiegato, nel caso della infezione da nuovo Coronavirus una particolare attenzione va riservata all’intervento di quell’agente inquinante noto con il nome di PM2.5, la cui “concentrazione storica” in alcuni territori rispetto ad altri, sembra fare la differenza nella diffusione della malattia. Quando di parla di “concentrazione storica” non ci si riferisce a quanto registrato nei mesi di febbraio, marzo e aprile 2020, ma a quanto ufficialmente rilevato dalle apposite centraline negli anni pregressi (leggi l’articolo “COVID-19 e particolato fine”)

A tal proposito, e a conferma diretta di quanto da noi esposto fin dallo scorso mese di marzo, proponiamo oggi una recentissima pubblicazione prodotta da “Journal of Infection” che collega le concentrazioni di PM2.5 (e anche di biossido di azoto) alla severità della SARS-CoV-2 e che offre uno spaccato perfettamente in linea con le ipotesi investigative più credibili nella prevenzione e gestione della pandemia.

Non è affatto obbligatorio essere in accordo o in disaccordo con posizioni non conformi a logiche assunte a regola… è, tuttavia, doveroso, non chiudere gli occhi di fronte a dimostrazioni scientifiche sempre più forti, rispetto alle quali si impone un criterio di giudizio improntato al rigore e all’evidenza. E non certamente al divieto impostato solo e soltanto sulle logiche irrazionali della paura senza prospettive.

> Il lavoro scientifico è a disposizione di chi volesse consultarlo.

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