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COVID-19 e particolato fine




Non sarebbe corretto riferirsi genericamente allo “smog”, visto che ad essere chiamato in causa da fonti scientifiche assolutamente accreditate è un particolare tipo di inquinante non ugualmente distribuito ad ogni latitudine.   

Lo evidenzia uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Harvard; potrebbero certamente confermalo i dati cinesi e poi anche quelli italiani. Esiste – dicono i ricercatori di Harward in un lavoro recentemente sottomesso alla valutazione dei referee della prestigiosa rivista New England Journal of Medicine – una stretta correlazione tra l’aggressività del virus e la qualità dell’aria che l’uomo respira e a cui è stato esposto negli anni.

Non sveliamo nulla di inedito se affermiamo che l’inquinamento ambientale rappresenta un moltiplicatore di tante malattie, essendo in grado di stimolare progressivamente un’azione pro-infiammatoria” (Mauro Minelli)

Proprio partendo dall’analisi condotta negli Stati Uniti, è plausibile supporre che il diverso andamento geografico dei contagi in Italia abbia seguito i livelli di inquinamento. Il gruppo di Harward, coordinato dalla dottoressa Francesca Dominici, professore di biostatistica presso la Harvard T.H. Chan School of Public Health, attribuisce grande rilevanza al PM2.5, un miscuglio di sostanze solide e liquide del diametro inferiore ai 2,5 micron, circa 35 volte più piccole di un granello di sabbia fine, derivanti dalla combustione di carburanti per autoveicoli, da raffinerie e centrali elettriche, dalla combustine di materiali legnosi o di qualunque altro materiale a seguito di incendi, ma anche dal fumo di tabacco.

Lavori scientifici pubblicati già nel 2018 da alcuni ricercatori cinesi evidenziavano un preciso nesso di causalità tra inalazione del particolato PM2.5 e gravi lesioni infiammatorie mediate da una serie di mediatori immunologici e con il coinvolgimento cruciale e strategico dell’enzima di conversione dell’angiotensina II (ACE2), lo stesso che poi si è rivelato essere il recettore-chiave grazie al quale il nuovo coronavirus riesce ad insinuarsi nelle cellule dell’ospite innescando il processo patologico evolutivo del quale è capace.

Dunque, ACE2 è la “serratura” attraverso la quale il SARS Cov-2 “inganna” la cellula umana, penetra al suo interno, la infetta e, conseguentemente, innesca tutto il processo patologico che caratterizza il quadro clinico della COVID-19.

Potrebbe essere spiegata così, ad esempio, la minore vulnerabilità dei bambini nei quali i recettori ACE2 potrebbero non essersi adeguatamente sviluppati, oppure avere una conformazione diversa rispetto a quegli degli adulti: ciò che renderebbe più difficile la connessione tra la proteina di superficie del virus (spike protein) e la serratura d’ingresso nelle cellule.

“A mio avviso l’aspetto più interessante dello studio riguarda le ricadute socio-assistenziali: i decisori e i loro consulenti, per ottimizzare le scelte operative soprattutto nelle complesse e delicate procedure della ripresa, dovrebbero considerare che le realtà territoriali con livelli più elevati di inquinamento da particolato fine potrebbero essere quelle in cui, in ragione di una aggressività virale presuntivamente più alta, occorrerebbe garantire interventi modulati in termini di più oculata ridistribuzione di dotazioni finalizzate ad un supporto clinico più intensivo, di farmaci, dispositivi di protezione individuale, oltre che di operatori e competenze sanitarie all’uopo dedicate. Forse varrebbe la pena tenerne conto per progettare la fase 2”.

> Leggi l’articolo di approfondimento su Il Tempo “Così il coronavirus cavalca lo smog e colpisce dove è più inquinato”, del 19 aprile 2020.

> Leggi l’articolo di approfondimento su LecceSette “Esiste una relazione tra inquinamento e coronavirus? I risultati di uno studio di Harvard”

Spunti di riflessione

  • Diverse evidenze, corroborate da una solida base scientifica, sembrerebbero marcare la correlazione tra aree maggiormente e più continuativamente sottoposte all’azione di un particolato molto fine disperso nell’ambiente (PM2.5) e aggressività del virus responsabile della CoViD-19.
  • Dando per scontata l’assoluta sovrapponibilità del ceppo virale responsabile di CoViD-19 in Cina in Italia, in Europa e negli Stati Uniti, non si può certamente attribuire ad un’eventuale diversità virale una maggiore o minore aggressività della malattia. Così come parrebbe poco sostenibile l’ipotesi che la differente incisività dell’epidemia possa essere legata ai diversi gradienti termici tra aree geograficamente distinte.
  • L’evoluzione dell’epidemia virale ed il suo differente comportamento in soggetti diversi ci fa comprendere che l’attività di un virus, nella fattispecie del 19-nCov, dipende non solo dalle sue peculiari proprietà, ma anche (e magari soprattutto) dalle caratteristiche del soggetto ospite, cioè l’uomo che viene infettato.
  • Da queste basi, radicate su fondamenti scientifici robusti ed antecedenti all’esplosione della CoViD, progressivamente implementandosi una teoria secondo la quale negli abitanti di aree territoriali maggiormente esposte a PM2.5 (un particolare miscuglio di microscopiche sostanze inquinanti solide e liquide) risulta essere più fortemente espressa una proteina, chiamata ACE-2 che, nel mentre esercita un’azione protettiva contro l’inquinante ambientale, costituisce anche la chiave attraverso la quale il coronavirus penetra nelle cellule dell’ospite facendolo ammalare.
  • Dunque il paradosso: un sistema protettivo messo a punto dall’organismo umano rispetto ad agenti nocivi provenienti dall’ambiente esterno, potrebbe aver generato una maggiore accessibilità all’agente patogeno.
  • C’è assolutamente bisogno di approfondimenti ulteriori soprattutto finalizzati a studiare e a definire le caratteristiche individuali dei pazienti. Procederemo, attivandoci con protocolli di studio allargati, nell’intento di rendere più completa e dunque più credibile l’analisi fin qui condotta.
  • Ovviamente vi terremo aggiornati. Intanto partiamo dall’informazione di base.

La mappa è stata elaborata a partire da dati open source.

Covid-19: 2019 Novel Coronavirus COVID-19 (2019-nCoV) Data Repository by Johns Hopkins CSSE

Italia e regioni: Sito del Ministero della Salute

Inquinamento: OpenAQ, OpenAQ.org

Il tempo - Covid e smog, 19 aprile 2020
Il tempo - Covid e smog, 19 aprile 2020

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