26 Giu Giornata Mondiale del Microbiota: l’identikit della Sindrome da Fermentazione Intestinale
La Sindrome da Fermentazione Intestinale (nota anche come Auto-Brewery Syndrome o ABS, o sindrome da produzione endogena di etanolo) è una condizione clinica rara in cui il sistema gastrointestinale produce quantità significative di etanolo attraverso la fermentazione endogena, operata da una proliferazione anomala di microrganismi fungini o batterici.
Nei soggetti affetti da questa sindrome, l’ingestione di carboidrati e zuccheri raffinati porta a una vera e propria sintesi intraluminale di alcol, determinando segni e sintomi di intossicazione acuta da etanolo (fino a livelli rilevabili di alcolemia) anche in totale assenza di consumo di bevande alcoliche.
Eziologia e Fisiopatologia
Il nucleo fisiopatologico dell’ABS risiede nella profonda alterazione dell’ecosistema microbico intestinale (disbiosi). I principali agenti eziologici isolati appartengono al regno dei funghi, sebbene in rari casi siano coinvolti ceppi batterici fermentanti.
- Lieviti comuni: Saccharomyces cerevisiae (noto come lievito di birra), Saccharomyces boulardii.
- Genere Candida: Candida albicans, Candida glabrata, Candida tropicalis, Candida krusei.
- Batteri (rari): Klebsiella pneumoniae, Enterococcus faecalis (capaci di metabolizzare il glucosio in etanolo per via anaerobica).
La sindrome si sviluppa generalmente in presenza di fattori predisponenti che alterano la barriera e la motilità intestinale o che abbattono la normale resistenza alla colonizzazione della flora autoctona:
- Terapie antibiotiche prolungate o ripetute: riducono drasticamente la popolazione batterica competitiva, favorendo l’overgrowth fungino.
- Patologie croniche del tratto GI: sindrome dell’intestino corto (SBS), malattia di Crohn, pseudo-ostruzione intestinale o dismotilità gastrica, dove il ristagno del chimo favorisce la fermentazione.
- Condizioni metaboliche e immunitarie: diabete mellito di tipo 2, obesità, steatosi epatica non alcolica (NAFLD) o stati di immunodeficienza.
Manifestazioni Cliniche
Il quadro clinico mima fedelmente l’intossicazione alcolica e la successiva sindrome da astinenza (hangover). I sintomi si manifestano tipicamente da una a poche ore dopo un pasto ricco di carboidrati.
- Sintomi neurologici e comportamentali: atassia, disartria, confusione mentale (brain fog), disorientamento, sbalzi d’umore, aggressività o euforia, cefalea.
- Manifestazioni gastrointestinali: distensione addominale, meteorismo, dolore epigastrico, nausea, alterazioni dell’alvo (diarrea o stipsi).
- Segni sistemici: flushed skin (arrossamento cutaneo), stanchezza cronica, vertigini.
Iter Diagnostico
La diagnosi di ABS richiede un elevato indice di sospetto clinico e l’esclusione rigorosa dell’assunzione surrettizia di alcol. Il protocollo standard prevede:
- anamnesi e diari clinici: correlazione tra pasti glucidici e insorgenza dei sintomi.
- test di stimolo con glucosio (Carbohydrate Challenge Test): è il gold standard diagnostico. Prevede la somministrazione controllata per bocca di una quantità standard di glucosio (solitamente 100-200 grammi) o carboidrati complessi, seguita dal monitoraggio seriale dell’alcolemia (tramite ematocrito o analizzatore del respiro) a intervalli regolari (0, 1, 2, 4, 8 ore). Un picco di etanolo ematico superiore a 0 g/L conferma la produzione endogena.
- analisi microbiologica e metagenomica: esame colturale delle feci o, preferibilmente, sequenziamento del micro- e del mico-bioma intestinale per identificare la sovracrescita di specie fermentanti e guidare la terapia mirata.
Approccio terapeutico e gestione
Il trattamento è multidisciplinare e mira all’eradicazione del patogeno, alla modifica del substrato nutrizionale e al ripristino dell’eubiosi intestinale.
- Terapia antimicrobica mirata: somministrazione di antimicotici orali (es. fluconazolo, nistatina, itraconazolo) o antibiotici specifici in caso di coinvolgimento batterico documentato, basata sui risultati dell’antibiogramma/micogramma.
- Intervento nutrizionale: dieta a breve termine a bassissimo contenuto di carboidrati (chetogenica o low-carb/high-protein) per sottrarre il substrato energetico ai microrganismi fermentanti, eliminando zuccheri semplici, farine raffinate e alimenti fermentati.
- Modulazione del microbiota: utilizzo razionale e personalizzato di probiotici mirati (ceppi batterici non fermentanti in grado di competere con la componente fungina e ripristinare la barriera mucosa).
- Protezione epatica: monitoraggio della funzionalità epatica, poiché la costante produzione endogena di etanolo espone il fegato a stress ossidativo e a una potenziale evoluzione verso la steatoepatite.

