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Quali sono i rischi legati ai vaccini anti-CoViD?

Quali sono i rischi legati ai vaccini anti-CoViD?

Il quarto numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato ad azioni e reazioni dei vaccini anti-CoViD.

La mia mamma, oltre ad essere ipertesa, ha pure valori elevati di omocisteina nel sangue e ha avuto reazioni allergiche a diversi medicinali. Lei mi consiglia di sottoporla a vaccinazione o sarebbe più prudente evitare?

Più volte si è ribadito come i pazienti con patologie cardiache e/o circolatorie ovvero con potenziali problemi di coagulazione del sangue necessitino della vaccinazione, in quanto sono a maggior rischio di sviluppare delle complicanze nel momento in cui dovessero contrarre l’infezione da SARS Cov-2. In questo senso si è espressa anche la Società Italiana Studio Emostasi e Trombosi (SISET) partendo dalla considerazione che le forme più gravi di Covid-19 sono associate ad un significativo aumento del rischio di trombosi. Per tali ragioni, sulla base di ragionamenti fondati sulla concretezza dei dati numerici e oggettivi, non si può non ritenere che i benefici della immunizzazione superino nettamente i rischi potenziali, raccomandando caldamente  la vaccinazione a tutti i soggetti, compresi quelli con storia pregressa di complicanze trombotiche ovvero portatori di anomalie della coagulazione di tipo trombofilico.

Io ho avuto la Covid qualche mese fa e ne sono uscita dopo alcune settimane. Sono stata asintomatica, anche se ho perso gusto e olfatto. Tra l’altro sono anche un soggetto allergico a polvere, pollini, alimenti e farmaci tra i quali il paracetamolo. Vorrei sapere se posso o meno fare il vaccino o, magari, sottopormi prima ad un test sierologico per il dosaggio anticorpale. E comunque, sottoponendomi a vaccinazione, io escluderei nuove reinfezioni? E per quanto tempo ci si può considerare protetti?   

Troverà già riportata in altre precedenti risposte la mancanza di controindicazioni alla vaccinazione anti-Covid in pazienti con storia nota di allergia, tanto ad inalanti quanti ad alimenti e a farmaci, a meno che non sia già stata documentata una specifica sensibilità al Peg (PoliEtilenGlicole) unico elemento presente in tracce nel vaccino ad oggi riconosciuto come potenziale allergene.

In quanto poi alla possibilità di reinfettarsi dopo aver contratto la COVID-19, c’è da dire subito che questo rischio risulta essere piuttosto basso. Sono stati effettuati in questo senso diversi studi due dei quali, condotti in Danimarca e negli Stati Uniti, hanno evidenziato che chi ha avuto la malattia risulta protetto, rispetto ad una seconda infezione, per circa l’80%. Si è visto, comunque, che il rischio di reinfattarsi nuovamente con il SARS Cov-2 dipende molto dall’età: nei soggetti che hanno più di 65 anni la protezione scende al 47%. Le seconde infezioni, dunque, sarebbero meno frequenti nei giovani. Tuttavia, seppure gli ultrasessantacinquenni già infettati dal nuovo coronavirus possano correre minori pericoli rispetto a chi non ha mai avuto la malattia,  essi andrebbero comunque vaccinati considerando l’età come importante fattore di rischio clinico.
In quanto all’utilità di misurare la concentrazione di anticorpi neutralizzanti sviluppatisi dopo l’infezione, non si può negare che l’indagine sierologica riesce a fornire dati importanti ai fini del monitoraggio della propria immunità. C’è, però, da precisare che gli anticorpi non hanno una sopravvivenza illimitata e che, al momento, non ci sono studi che indichino con esattezza la durata della loro funzionalità, per quanto si stimi che quest’ultima si protragga per almeno 9 mesi.

Si parla tanto del vaccino AstraZeneca che oramai incute molta più paura che fiducia. Può dirmi, in tutta franchezza se ci sono rischi reali connessi alla somministrazione di questo vaccino ed eventualmente quali sono?

Prima di ogni plausibile ragionamento una premessa s’impone: Vaxzevria (nuovo nome identificativo del vaccino prodotto da AstraZeneca) è indiscutibilmente in grado di indurre nella popolazione vaccinata molti più benefici che rischi. Ha bassi costi, ciò che potrà consentire di immunizzare grandi numeri di persone abitanti anche in paesi a reddito medio-basso, ed è agevole da utilizzare non richiedendo accorgimenti particolarmente impegnativi  relativi al suo trasporto e alla sua conservazione.

Seconda premessa importante è che, nella realtà delle cose, non esiste rischio zero (cioè probabilità nulla) relativamente alle pratiche sanitarie.

Studi diversi condotti su pazienti austriaci, tedeschi e norvegesi e poi pubblicati sul New England Journal of Medicine, hanno evidenziato la probabilità che il Vaxzevria  possa causare una quadro patologico caratterizzata dalla formazione di coaguli di sangue associati ad una drastica riduzione del numero di piastrine. Si tratta, nella realtà dei fatti, di evenienza molto rara, essendo stati al momento registrati in Europa, a fronte di 34 milioni di prime dosi somministrate, almeno 222 casi 30 dei quali rivelatisi fatali.

Da qui, però, a parlare di “roulette russa”, oppure ad inveire furiosamente con invettive del tipo “fatevelo voi”, “noi non siamo cavie”, “siete tutti esperti sulla pelle dei poveri cittadini inermi”, davvero ce ne passa (anche in termini di buona educazione) se solo volessimo considerare, senza la lente deformante del livore fine a stesso o forse della paura, gli almeno 400 morti al giorno di CoViD rispetto ai rarissimi eventi critici correlati ai vaccini.

Si si… parlate bene voi!… tutti bravi a pontificare!  Gli eventi critici il  vaccino AstraZeneca  comunque li provoca.  E non sappiamo nemmeno come li provoca, con quali meccanismi …

Man mano che i casi gravi venivano selezionati e conseguentemente studiati, si è potuto chiarire un possibile meccanismo generatore, come sempre guidato da una reazione immunitaria simile a quella che molto raramente può verificarsi in risposta al farmaco anticoagulante “eparina” nel contesto della condizione patologica nota come HIT (Trombocitopenia Indotta da Eparina). In tale condizione il sistema immunitario produce anticorpi diretti contro un complesso costituito dal Fattore Piastrinico 4 (PF4) endogeno (cioè prodotto dall’organismo) con l’eparina esogena (cioè assunta dall’esterno). Questo complesso immunitario, dopo aver attivato le piastrine, le consuma determinandone una loro rapida diminuzione nel sangue e così producendo un pericoloso aumento della coagulabilità.

Nel caso di Vaxzevria si è supposto che a provocare la reazione trombotica, identificata con la sigla VITT (Trombocitopenia Trombotica immuno-Indotta da Vaccino), possa essere una dose alta di vaccino capace di indurre, proprio in ragione di un’eccessiva quantità di vaccino somministrato, la produzione di anticorpi anomali in grado di attivare e consumare le piastrine e, dunque, di innescare processi coagulativi con conseguente insorgenza di tromboembolie. In realtà si è anche supposto che quegli anticorpi, più che generati dalle alte dosi di vaccino, possano già essere presenti in forma inattiva in alcuni soggetti nei quali, poi, il vaccino potrebbe, di quegli anticorpi,  stimolarne e potenziarne l’effetto.

Ma perché questo accadrebbe solo con vaccini a vettori virali (AstraZeneca) e non invece con vaccini a RNA messaggero (Pfizer, Moderna)?

Tra le varie ipotesi formulate per spiegare la rara insorgenza di fenomeni trombotici nei soggetti vaccinati, si è anche pensato che a generare i problemi con Vaxzevria sia  proprio l’adenovirus che provvede a veicolare nelle cellule del soggetto ricevente il materiale utile a stimolare la produzione della famosa proteina spike del SARS Cov-2. In particolare, si è supposto che tra i miliardi di particelle adenovirali contenute in ogni dose di Vaxzevria, alcune potrebbero rompersi e rilasciare il loro DNA al quale potrebbe essere riconosciuta la capacità di ingenerare la cascata anticorpale evocata, in questo caso, dalla produzione  del complesso DNA virale-Fattore Piastrinico 4 .

In effetti, precisare il vero meccanismo responsabile degli effetti trombotici è fondamentale non solo per offrire risposte esplicative ed esaurienti sulla sicurezza di Vaxzevria®, ma anche per capire se altri vaccini a vettore virale prodotti, per esempio, da Johnson & Johnson o dai russi possano avere effetti in qualche modo sovrapponibili a quelli del vaccino di AstraZeneca. A conferma di questo si registra il blocco precauzionale della somministrazione di vaccini Johnson & Johnson disposto dal governo americano in seguito al riscontro di alcuni incidenti trombotici post-vaccinali sovrapponibili a quelli già descritti per AstraZeneca.

Come si riconoscono e in che modo si trattano le reazioni trombotiche gravi che dovessero insorgere dopo la somministrazione del vaccino? Ci sono terapie specifiche?

Sensazione montante di freddo soprattutto avvertita agli arti (braccia e/o gambe) e dolore toracico che può magari estendersi fino allo stomaco, mal di testa progressivamente montante, turbe della vista, comparsa di ecchimosi come lividi diffusi in più zone del corpo con possibile sanguinamento, sono sintomi che, dopo la somministrazione di Vaxzevria (AstraZeneca), dovrebbero indurre l’interessato a richiedere opportuna e urgente assistenza medica.

Per quel che riguarda, invece, la terapia, partendo dall’esperienza maturata dal trattamento della HIT (trombocitopenia autoimmune indotta da eparina) che è il quadro clinicamente più affine alla rara reazione trombotica post vaccino Vaxzevria (AstraZeneca), una efficace strategia di cura prevede la somministrazione di immunoglobuline ad alte dosi per via endovenosa. Tale trattamento è in grado di determinare un aumento delle piastrine e contemporaneamente una riduzione dell’ipercoagulabilità che porta poi alla formazione del trombo. Il trattamento potrebbe anche prevedere, previa opportuna valutazione clinica e laboratoristica, l’utilizzo di anticoagulanti non eparinici, sempre utilizzati per la gestione della trombocitopenia indotta da eparina, quali ad esempio apixaban,  rivaroxaban, fondaparinux.

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