06 Nov La trincea invisibile della prevenzione: cosa c’è dietro una proclamazione in Igiene e Medicina Preventiva riscrivilo
Assistere, ieri 5 novembre, alla proclamazione dei nuovi specialisti in Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Bari – e in particolare vedere mia figlia Martina tagliare questo traguardo dopo anni di studio, sacrifici e dedizione – offre una prospettiva che raramente arriva al grande pubblico.
Vedere scorrere le slide di presentazione con dati globali incrociati e strategie per i pazienti fragili significa toccare con mano l’imponente lavoro della profilassi. Fra i tanti ambiti esplorati dagli elaborati di tesi, ho avuto modo di conoscere ancora più da vicino e apprezzare particolarmente quello della medicina dei viaggi, che è stato il cuore delle attività applicative e della tesi di Martina: un settore che, insieme agli altri trattati dalla materia “Igiene e Medicina Preventiva”, acquisisce un’importanza cruciale per la salute pubblica, poiché capace di azzerare o ridurre drasticamente le criticità sanitarie nei contesti internazionali più a rischio. Resta tuttavia sottostimato rispetto ai pericoli che la mobilità globale porta con sé in termini di diffusione delle infezioni (basti pensare, per esempio, a quanto più recentemente accaduto con la pandemia covid).
Seguire la cerimonia ieri ha significato toccare con mano quanto la scienza medica sia una rete fitta, silenziosa e sempre disponibile a difendere la salute di tutti.
Eppure, viviamo in un cortocircuito culturale paradossale.
Da un lato ci sono giovani medici che passano anni a formarsi sui libri e sul campo, a verificare l’efficacia della profilassi e a elaborare risposte scientifiche alle grandi sfide sanitarie. Dall’altro, assistiamo regolarmente alla delegittimazione sistematica del metodo: che si tratti di leader politici mondiali che suggeriscono rimedi estrosi e pericolosi, o di una narrazione pubblica che equipara l’opinione non competente al lavoro decennale della ricerca.
Il punto non è biasimare chi, privo degli strumenti analitici necessari, cade nella trappola della disinformazione. Il tema è la credibilità delle istituzioni. Quando si decide di riabilitare per via amministrativa chi ha scelto di voltare le spalle al rigore e al metodo scientifico in nome di posizioni ideologiche, si compie un atto che lancia un messaggio devastante sul valore dello studio e della responsabilità sociale.
La prevenzione non fa rumore quando funziona. Non celebra trionfi spettacolari perché il suo successo coincide con la malattia che non si sviluppa, con il focolaio che non divampa. Ma è proprio in questo silenzio che si misura la civiltà di un sistema sanitario.
Oggi, guardando Martina e i suoi colleghi, ho visto il futuro della nostra sanità: competente, ostinata e ancorata ai fatti. A noi resta una scelta di fondo: affidare la salute pubblica ai dati e alla competenza o lasciarla in balia dell’emotività o, ancora peggio, della convenienza.

