02 Nov Competenza o convenienza? Il cortocircuito della sanità
Immaginate un ingegnere che decida di ignorare le leggi della fisica e i calcoli strutturali, costruendo un palazzo che poi inevitabilmente crolla. Se la politica decidesse, con un decreto ad hoc, di riabilitarlo sostenendo che in fondo le sue erano solo «opinioni alternative» sulla gravità, ci fideremmo mai più di lui? Porteremmo le nostre famiglie ad abitare in altri edifici da lui progettati? E quale giudizio daremmo a un tribunale che giustificasse il suo operato considerandolo semplicemente «non convenzionale» anziché pericoloso?
È esattamente ciò che sta accadendo con la riammissione all’esercizio della professione dei medici radiati durante l’emergenza pandemica: un cortocircuito istituzionale e deontologico di pari gravità. Qui non siamo di fronte a divergenze di pensiero, ma alla violazione dei princìpi fondanti di una professione cardine e della sicurezza collettiva.
Gli Ordini professionali sono enti sussidiari dello Stato, istituiti a tutela della salute pubblica per garantire che l’attività medica si fondi sul rigore scientifico e sul codice deontologico. La radiazione rappresenta la misura estrema, adottata unicamente a fronte di comportamenti del tutto incompatibili con la cura dei pazienti. Scavalcando d’ufficio queste prerogative per logiche di consenso elettorale, la politica priva la categoria della facoltà di vigilare su sé stessa. Si espone così il cittadino al rischio concreto che a determinare gli standard della salute pubblica non siano più le competenze e i presidi di controllo, ma la convenienza di chi medico non è.
Il dibattito istituzionale di queste ore evidenzia tutta la delicatezza e la criticità di una simile impostazione. Se da un lato si registrano spinte verso un colpo di spugna difficilmente difendibile sul piano dei principi, dall’altro emergono segnali di riflessione e distinguo che lasciano intravedere la possibilità di ripensamenti o correttivi in corso d’opera. È auspicabile che prevalga questo ravvedimento istituzionale e che il provvedimento venga riconsiderato: evidenze scientifiche e presidi sanitari non possono in alcun modo diventare merce di scambio.
La fiducia dei cittadini nelle istituzioni sanitarie si regge sul rigore, sulla competenza e sul rispetto delle regole. Non sui condoni ideologici.

