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L’insolita dieta di Nadia Battocletti: tutto quello da sapere sulla carne di struzzo

L’insolita dieta di Nadia Battocletti: tutto quello da sapere sulla carne di struzzo

L’insolita dieta di Nadia Battocletti: tutto quello da sapere sulla carne di struzzo

La carne di struzzo può portare dei benefici per il corpo umano? A rispondere a questa domanda, affrontando a livello scientifico tutto ciò che ruota intorno al tema, ci ha pensato Mauro Minelli, immunologo e professore di Nutrizione clinica presso l’università Lum Giuseppe Degennaro, intervistato dall’AdnKronos. L’inserimento nella dieta, soprattutto d’élite ed in particolar modo per chi pratica sport ad alto livello, di carne di animali del gruppo dei ratiti, di cui fa parte anche lo struzzo comune, offre una chiave di lettura scientifica di un certo interesse.

Un profilo “unico”

Dal punto di vista biochimico, la carne di struzzo rappresenta un alimento ideale per i regimi di recupero atletico, soprattutto in caso di carenza di ferro. Nonostante l’apparenza possa trarre in inganno, quella di struzzo va commercialmente considerata come carne rossa: essa, infatti, contiene ferro eme, la forma più biodisponibile per l’organismo umano, in concentrazioni paragonabili a quelle del manzo, ma con una frazione lipidica drasticamente inferiore. L’apporto quasi nullo di grassi saturi, unito all’elevato valore biologico delle proteine, la rende un prezioso alleato per la sintesi muscolare, pur richiedendo una notevole competenza tecnica in cucina.

Non una novità culinaria

Lo struzzo, tra l’altro, non rappresenta una novità in ambito culinario. Già negli anni Novanta il mercato europeo fu attraversato da una decisa campagna di promozione zootecnica che puntava a stabilire questi animali negli allevamenti locali, promettendo un’alternativa sostenibile e salutare ai bovini in ragione di proprietà dietetiche – come l’elevata densità minerale, il basso impatto calorico e il ridotto tenore di colesterolo – che la scienza nutrizionale documenta da decenni.

Le criticità

Se esistono aspetti positivi rispetto al consumo di questa carne, ci sono anche una serie di criticità da segnalare. La totale assenza di marezzatura, ovvero di grasso intramuscolare, espone la fibra a un rischio costante di disidratazione: un errore di cottura sulla piastra trasforma un filetto nobile in una pietanza coriacea e priva di succosità. Per ottenere risultati eccellenti, occorre trattare il taglio come una materia prima di altissima qualità, privilegiando cotture rapide, magari supportate da marinature acide che aiutino a preservare la tenerezza delle fibre.

Un consumo di nicchia

Il consumo della carne di struzzo rientra in un mercato di nicchia. Anche per questo, la tracciabilità e la qualità della filiera non sono sempre uniformi. Di fatto, risulta essenziale selezionare carni provenienti da allevamenti che garantiscano il benessere animale e standard igienico-sanitari rigorosi, poiché una gestione inadeguata del prodotto, data la sua magrezza estrema, ne comprometterebbe non solo le proprietà organolettiche, ma anche la sicurezza alimentare. Ma non solo: l’eccessivo affidamento a un unico alimento per il ripristino di deficit marziali cronici può rivelarsi un approccio riduttivo. La dieta di un atleta deve sempre fare parte di un protocollo clinico integrato e monitorato, lontano da semplificazioni che potrebbero nascondere altre carenze nutrizionali.

La dieta di Nadia Battocletti

Il tema del consumo di carne di struzzo è tornato alla ribalta proprio di recente. A farne menzione è stata la campionessa Nadia Battocletti. L’atleta azzurra ha confessato al quotidiano La Repubblica di essere rinata, in particolare dopo un calo della ferritina nel sangue, proprio grazie a una dieta a base di carne di struzzo.

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