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Ora solare 2026: per una volta non diamo la colpa alle lancette

Ora solare 2026: per una volta non diamo la colpa alle lancette

Ora solare 2026: per una volta non diamo la colpa alle lancette

Siamo ormai a fine settembre e, guardando fuori dalla finestra poco dopo le sei del pomeriggio, si avverte chiaramente quell’ombra lunga che scende ogni giorno un po’ prima.

A quest’ora, fino a poco tempo fa, ci si preparava per il bagno pomeridiano. Erano i momenti spensierati del tardo pomeriggio: i pantaloncini corti, l’attesa del fresco, un tavolino all’aperto per una pizza o un gelato mangiati senza guardare l’orologio. Oggi, alle 18:30, la sera incombe già. E il pensiero corre subito a fine ottobre: cosa sarà a quest’ora con l’ora solare? Sarà già buio pesto, i tavolini verranno ritirati al chiuso e un’altra estate se ne sarà andata.

E così ricomincia il solito tam-tam mediatico: si torna a discutere del cambio dell’ora con settimane d’anticipo, quasi fosse una calamità annunciata. Si rispolvera il consueto spettro del “mini jet-lag” a beneficio di uno stupore che oramai non sorprende più nessuno; tanto più nell’era dei viaggi transcontinentali, dove si attraversano interi fusi orari in mezza giornata senza che nessuno ne faccia un dramma clinico o esistenziale. Eppure, di questo sembra non importare a nessuno. Viene allora da chiedersi: siamo davvero sicuri che il problema siano quei sessanta minuti che da legali diventeranno solari tra il 24 e il 25 ottobre 2026?

La verità è che l’encefalo, l’ipotalamo e la melatonina, questa volta, c’entrano quanto un granello di sabbia nella clessidra del tempo che scorre.

Il nostro malessere non nasce da un fuso orario in miniatura, ma dal fatto che l’estate è una magnifica bugia a cui tutti scegliamo di credere: una parentesi in cui mettiamo i pensieri in stand-by e fingiamo che il mondo là fuori non esista. Poi il sole comincia a calare prima, e insieme al buio, torna a bussare la realtà.

Tornano le guerre che non si sono mai fermate, il costo della vita e il carburante alle stelle, il clima impazzito che continua a mandare segnali inascoltati. Tornano le cronache quotidiane di orrori e violenze che lasciano senza fiato. Torna il peso di una quotidianità che spesso fa paura.

Quello scatto indietro delle lancette non causa un disordine biologico: è il rintocco che dichiara finita la ricreazione. Riversiamo su un’ora di luce in meno l’amarezza per un nostro arretramento, per il rientro forzato dentro le mura di casa e dentro i problemi del nostro tempo.

Forse, anziché dare la colpa alle lancette o inventarci sindromi che non esistono, dovremmo avere il coraggio di ammetterlo: a farci paura non è l’ora solare, ma il buio che troviamo ad aspettarci quando si spengono le luci dell’estate.

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