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Difterite a Palermo: quando un batterio torna ad uccidere. Cosa dice la clinica

Difterite a Palermo: quando un batterio torna ad uccidere. Cosa dice la clinica

Difterite a Palermo: quando un batterio torna ad uccidere. Cosa dice la clinica

A Palermo una bambina di 4 anni è morta per una sospetta infezione da difterite: era l’unica a non essere vaccinata. Un suo cuginetto, contagiato dallo stesso batterio ma regolarmente protetto con il vaccino esavalente, ha sviluppato sintomi lievi e sta bene.

La Società Italiana d’Igiene ha lanciato l’allarme: in Sicilia la copertura vaccinale è quasi di dieci punti sotto la media nazionale.

Ma facciamo chiarezza su cos’è davvero questa malattia, spiegata in parole semplici.

– Cos’è e come si genera: la difterite è un’infezione acuta e contagiosa causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Si trasmette per via aerea con goccioline di tosse e starnuti o per contatto diretto con secrezioni e lesioni infette.

– Come si manifesta: inizia come un comune mal di gola con febbre modesta, ma in breve tempo il batterio produce una potentissima tossina che distrugge i tessuti della gola, formando membrane spesse, grigiastre e aderenti (“pseudomembrane“) su tonsille, faringe e laringe.

– Perché conduce alla morte: uccide per due vie; la prima è meccanica: le pseudomembrane si gonfiano e ostruiscono le vie aeree, soffocando letteralmente il paziente. La seconda è sistemica: la tossina entra nel sangue e attacca organi vitali, provocando miocarditi fulminanti (blocco cardiaco) e paralisi nervose.

– Come si cura: la difterite richiede tempestività assoluta in terapia intensiva con la somministrazione dell’antitossina difterica (per neutralizzare la tossina circolante) associata ad antibiotici specifici mirati a eradicare il batterio. Se il ritardo diagnostico è eccessivo, il danno da tossina diventa irreversibile.

– Come si previene: l’unica arma reale è la vaccinazione. Il vaccino non contiene il batterio vivo, ma l’anatossina (una tossina resa innocua) che allena il sistema immunitario a produrre anticorpi neutralizzanti. In Italia è compresa nell’esavalente per i neonati e richiede richiami periodici per mantenere attiva la memoria immunitaria.

La difterite non è scomparsa dal pianeta, ma circola ancora silenziosamente nei portatori sani.

Rifiutare lo scudo del vaccino significa lasciare campo libero a un killer spietato.

La favola nera dei cattivi maestri

C’era una volta il buio della medicina. Un tempo oscuro in cui le infezioni soffocavano i bambini nella culla e la difterite spegneva intere generazioni, prima che la scienza e l’immunologia cambiassero per sempre il corso della storia umana.

Poi, in un’epoca moderna e apparentemente razionale sono arrivati, tra gli altri, due cattivi maestri. Non geni incompresi, ma figuri mossi da avidità e rancore personale.

Il primo, alla fine degli anni Novanta, inventò dal nulla una presunta correlazione tra vaccini e autismo falsificando i dati di dodici cartelle cliniche: lo fece per incassare centinaia di migliaia di sterline da avvocati a caccia di cause milionarie e per lanciare un proprio vaccino brevettato. Fu smascherato, smentito e radiato per sempre da ogni albo medico.

La seconda, una decina di anni dopo, decise di consumare la propria vendetta contro il mondo farmaceutico che l’aveva licenziata. Confessò candidamente che, una volta fuori dall’azienda, poteva finalmente scrivere ciò che voleva. E scrisse un articolo puramente teorico, senza uno straccio di prova, senza un solo esperimento di laboratorio né un dato clinico reale, speculando su frammenti di DNA e sullo spettro autistico solo per colpire quel settore che l’aveva allontanata.

Due favole nere, partorite dal denaro e dal risentimento, che la comunità scientifica internazionale ha spazzato via con meta-analisi rigorose condotte su decine di milioni di individui. Eppure, quelle menzogne hanno continuato a viaggiare nel sottobosco della disinformazione, sussurrate da moderni pifferai magici a genitori spaventati.

E così, a forza di seminare paure infondate, l’inverosimile è diventato realtà. Una madre ha creduto a questi fantasmi, negando alla propria figlia la protezione più elementare. E una bambina di appena quattro anni è morta soffocata da un batterio che credevamo sconfitto per sempre.

Questa storia non ha un lieto fine. Dimostra soltanto che la pseudoscienza, le frodi lucrative e le vendette spacciate per scoperte non sono opinioni innocue: sono armi letali puntate contro gli innocenti.

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