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Coronavirus: Farmaci giapponesi e altro




Terzo appuntamento con la rubrica DOC AD HOC del prof. Mauro Minelli

Tante domande, tanti quesiti continuano a raggiungere le postazioni che abbiamo organizzato nell’intento di creare un legame virtuale – ma intenso – tra noi e voi, proprio per cercare di mantenere stretto il contatto nonostante questo distanziamento sociale che ci viene imposto per ragioni evidenti di prevenzione e di profilassi mirata rispetto all’emergenza Coronavirus.

Continuano  ad arrivare tante domande e io provo a dare delle risposte che cerco di cumulare all’interno di questi piccoli contributi, nell’intento di fornire quante più risposte possibili, che mi auguro serviranno a dare sicurezza, serviranno ad annullare eventuali sicurezze acquisite ma non fondate, serviranno a fornire delle rotte che, probabilmente, in questi giorni residuali di isolamento forzato potranno orientare il percorso nella maniera più omogenea, più logica e più razionale possibile.
Da parte mia ci metto tutto l’impegno, per cercare di aggiornare le notizie che vi offro sulla base di quelli che sono i dati che la letteratura scientifica ci pone, rispetto anche all’annullamento di alcune false notizie, di alcune fake news, che molte volte si replicano in maniera assolutamente incontrollabile. Il mio intento è di rendere più facile il discernimento tra ciò che è informazione “spazzatura” e ciò che può essere considerato come un elemento guida, che potrebbe esserci d’aiuto.

Mi sono arrivate centinaia di quesiti in conseguenza alla circolazione di bufale sul farmaco miracoloso proveniente dalla Russia, sull’utilizzo della vitamina C, sulla possibilità che il contagio si diffonda attraverso le scarpe. Su quest’ultimo punto, è stato consigliato addirittura di lasciare le scarpe fuori dalla porta, per entrare scalzi a casa, per il fatto che il Coronavirus vivrebbe sull’asfalto e quindi sotto la suola delle scarpe potrebbe essersi attaccato questo virus che noi potremmo portare a casa. Una bufala colossale, una delle tante! E poi ancora, dopo l’ulteriore fake news relativa alla pericolosità dell’ibuprofene, ai proclami su gli anti-ipertensivi e in particolare su gli ACE-inibitori, che addirittura renderebbero ancora più grave l’infezione da Coronavirus…

Ecco, dopo tutto questo gran calderone di notizie che non hanno davvero nessun fondamento scientifico, arriva la grande novità dal Giappone. Arriva questo Favilavir, nome commerciale Avigan. Arriva con furore dal Giappone questo contributo video lanciato in tutto il mondo, secondo il quale test condotti su pazienti contagiati da Coronavirus si starebbero rivelando effettivamente convincenti, tant’è che addirittura il 91% dei casi affetti risulterebbero positivamente responsivi al trattamento con questo farmaco. Sarebbe tanto vera questa notizia che la Cina parrebbe addirittura intenzionata ad importare Avigan con brevetto giapponese, salvo poi verificare che il Giappone si aspetta, malgrado il suo farmaco, picchi dei contagi piuttosto rilevanti nel corso delle prossime settimane! Situazione che per molti versi ricorda da vicino il caso di Arbidol, quest’ulteriore farmaco magico in commercio in Russia, che avrebbe dovuto salvarci appunto dall’infezione da Coronavirus. Di certo la cosa che posso dirvi con assoluta certezza è che per ora non si hanno affatto studi certi che confermino un’efficacia dell’Abigan, tali da ritenerlo definitivo contro il Coronavirus. Potrebbe essere uno dei farmaci papabili nell’impedire il peggioramento dello stato dei pazienti Covid-19, ma dovremo attendere che le ricerche facciano il loro corso.

Attenzione amici, attenzione signori, le novità non possono pervenirci dagli entusiasmi dei singoli eventualmente amplificati dai social, le novità reali devono soltanto arrivarci dalle autorità sanitarie preposte alla validazione dei protocolli terapeutici che siano i meno nocivi e i più efficaci possibili.
Al momento la cosa più importante in assoluto, nei casi severi o comunque critici di Covid-19, è il supporto respiratorio, e non ci sono farmaci magici che fanno guarire dalla malattia, né in Russia, né in Giappone, né altrove.
Ragionevoli speranze vengono da antivirali come il Remdesivir, da farmaci biologici,  lo abbiamo già  detto altre volte, tipo il Tocilizumab ed anche altri, che progressivamente vanno ad accumularsi, perché vanno a neutralizzare quei mediatori immunologici che sono responsabili dell’infiammazione che porta poi alla polmonite interstiziale bilaterale, ma, lo ricordo ancora una volta, che queste ultime sono terapie da riservare a casi severi o critici, mentre i casi lievi o moderati di Coronavirus guariscono da soli o con terapia sintomatica.

Questo è quello che dobbiamo ricordare, in maniera tale da non essere fuorviati da messaggi che non hanno alcun fondamento di verità.

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