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Quarta dose: è opportuna?

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Quarta dose: è opportuna?

Il 43° numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato ai dubbi su un’eventuale quarta dose del vaccino anti-CoViD, per spiegare cosa dicono gli studi disponibili finora rispetto all’opportunità di un ulteriore booster contro le varianti del virus.

Ha senso parlare di quarta dose se non abbiamo ancora finito di somministrare la terza, e con milioni di persone che ancora non hanno fatto nemmeno la prima?

Per rispondere a questa domanda, pure legittima, partirei da una considerazione che scaturisce da una nota dell’EMA (Agenzia Europea del Farmaco) datata 12 gennaio 2022, secondo la quale i vaccini anti-CoViD approvati se da una parte non sono in grado di proteggerci efficacemente contro l’infezione da SARS-CoV-2 e contro i sintomi lievi della malattia CoViD, dall’altra riescono a garantirci un’elevata protezione contro le forme gravi e contro la necessità di ricovero, legata anche all’azione della variante dominante ultima in ordine di tempo.

Non diciamo davvero nulla di nuovo quando riaffermiamo queste verità che, d’altro canto, risultano accettate senza alcun pregiudizio dopo l’inoculazione, per esempio, di vaccini contro il morbillo o anti-influenzali. Questi ultimi, in effetti, si associano più di altri alle cosiddette “infezioni da sfondamento”, quelle in cui risultano positive, per l’agente virale che causa la malattia, persone già vaccinate che tuttavia non si ammalano come succederebbe se non avessero fatto il vaccino.

Se questi casi di influenza, insorti in soggetti già vaccinati, fossero monitorati con la stessa maniacale precisione con cui vengono scandagliate le infezioni da SARS-CoV-2, ce ne sarebbero certamente molti, ma molti di più. Anche perché sappiamo con sicurezza che il vaccino antinfluenzale è decisamente meno efficace rispetto all’anti-CoViD.

Sì, ma il punto rimane una nuova, ennesima, dose di vaccino a cui dovremmo sottoporci a distanza di pochi mesi dalla terza che, a sua volta, era seguita ad altre due precedenti dosi ricevute a intervalli molto ravvicinati. Se, per restare protetti, siamo costretti a vaccinarci in continuazione, potremmo non uscire mai da questa spirale, soprattutto se consideriamo la grande potenzialità del SARS-CoV-2 di generare nuove varianti…

Ecco, il punto su cui fare chiarezza è esattamente questo… e ci sarei arrivato continuando a ragionare. Se da una parte nessuno può escludere la prossima comparsa di varianti al momento inedite, dall’altra va considerata la straordinaria plasticità del sistema immunitario in grado di adattarsi alle mutevoli bizzarrie del nuovo coronavirus, attraverso un ampliamento delle sue capacità protettive favorite proprio dai vaccini, che certamente non lasciano l’organismo sguarnito rispetto all’insorgere della malattia.

In questo senso appaiono illuminanti i risultati di alcuni studi pubblicati di recente, secondo i quali un sistema immunitario sottoposto al pressing di due diverse varianti sarebbe in grado di generare protezione anticorpale anche verso varianti future delle quali al momento non si ha traccia.

Sicché, considerando i riscontri offerti dagli studi fin qui condotti su Omicron, si può credibilmente affermare che, seppur nati per contrastare varianti diverse da quella in corso, i vaccini attualmente in uso sembrano in grado di garantire un’efficiente risposta protettiva anche su un’infezione generata dalla variante ultima in ordine di tempo, proprio come conseguenza di un idoneo ciclo vaccinale corredato di una dose booster.

Ma Israele ha già provveduto a somministrare la quarta dose al personale medico, oltre che a persone fragili e di età superiore ai sessant’anni…

Quello che continuo a chiedermi quando qualcuno mi propone questa riflessione è perché mai dovremmo avere Israele, la cui popolazione è addirittura inferiore a quella della Lombardia, come elemento guida delle nostre scelte? Servono in assoluto più informazioni prima di poter affermare con sicurezza ferma e univoca che è il caso di prevedere una nuova dose di vaccini, magari adeguati alle varianti dominanti.

Dunque servono dati che al momento nessuno ha visto. Ne consegue che, prima di ogni raccomandazione, bisognerebbe acquisire informazioni precise e dirimenti che, considerando i risultati di uno studio condotto proprio in Israele, appaiono tutt’altro che invitanti, visto che la quarta dose di vaccino anti-CoViD Pfizer o Moderna non sembra fornire tanta protezione in più contro il contagio da variante Omicron, rispetto a chi ha ricevuto solo tre dosi.

Magari si potrebbe procedere sottoponendo a nuova dose di rinforzo gli anziani e i gruppi di persone ad alto rischio. Per tutti gli altri le tempistiche di somministrazione dei richiami dovrebbero essere calibrate sulla base dei riscontri che arriveranno nei prossimi mesi fino a prevedere, come alla fine credo avverrà, un protocollo standard di mantenimento fondato su richiami annuali.

C’è chi, a fronte di un’eventuale nuova dose di vaccino da estendere a tutti, ventila il rischio di una “paralisi” del sistema immunitario sovraccaricato da ripetute immunizzazioni. Quanto è plausibile questa ipotesi?

Si chiama “anergia” e consiste in una progressiva riduzione della reattività immunologica di un organismo che, così, diventa incapace di rispondere con efficacia all’azione critica di agenti antigenici estranei con i quali quell’organismo potrà venire in contatto.

È esattamente l’opposto di quel che ci si aspetta dopo la somministrazione di un vaccino. Eppure è ciò che potrebbe accadere nel caso in cui si dovesse adottare una strategia d’intervento per la quale si somministrano dosi ogni quattro mesi, finendo così potenzialmente per avere problemi con la risposta immunitaria, che arriverebbe a non essere così buona come vorremmo che fosse.

Credo, tra l’altro, che non si possa stressare la popolazione con continue somministrazioni di booster, che richiedono oltretutto impegni piuttosto onerosi tanto sul versante organizzativo quanto su quello economico. Diverso, come già ho detto, è il caso delle persone immunocompromesse, le quali anzi possono trarre beneficio da un’ulteriore dose aggiuntiva.

Quale potrebbe essere, allora, il messaggio da lanciare in questa fase della pandemia, nella quale più di qualcuno sembra intravedere le condizioni per poterne plausibilmente considerare la fine?

Su questo argomento manterrei un margine di prudenza, pur continuando a sperare, come del resto tutti noi, che finalmente arrivi davvero la fine della pandemia.
Quel che oggi mi sento di dire con ragionevole certezza è che, una volta placata questa quarta ondata, ci sarà per qualche tempo un’immunità molto estesa grazie ai vaccinati e a coloro i quali hanno contratto l’infezione. E in questo senso va detto che Omicron sta giocando un ruolo molto importante visto che, con la sua straordinaria contagiosità, ha consentito a un numero elevatissimo di persone, anche non vaccinate, di immunizzarsi.

Certo non possiamo né dobbiamo dimenticare che questo virus, soprattutto con le sue mutazioni, tante volte ha spento entusiasmi accesi forse troppo in fretta. E per questo dovremmo impegnarci, tutti all’unisono, nell’intento di escludere la possibilità che emergano nuove varianti, non abbandonando i nostri ordinari presìdi di protezione individuale e promuovendo il più possibile una campagna di vaccinazione che sia in grado di ridurre il numero di persone che, non essendo ancora immunoprotette, costituiscono purtroppo per il coronavirus un possibile serbatoio e dunque un potenziale trampolino di lancio.



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