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ORA Magazine: La sfida dell’età, una sintesi a cura di Mauro Minelli




Pubblicato il: 24/08/2020 

Abbiamo chiesto all’Immunologo Mauro Minelli, Professore straordinario di Igiene e di Scienze dalla Nutrizione, di tracciare per noi una breve sintesi sulle conoscenze più attuali in tema di invecchiamento e longevità, allo scopo di esplorare le strategie più idonee ed aggiornate per affrontare con efficacia la sfida non facile dell’anzianità.

MINELLI – Quello dell’invecchiamento, soprattutto se considerato nella sua accezione più “attiva”, è un argomento piuttosto complesso, articolato su una serie piuttosto eterogenea di “meccanismi chiave” intorno ai quali va sempre più focalizzandosi l’attenzione della Scienza, proprio nell’intento di controllare e contenere, ove possibile, le diverse peculiarità dalle quali si genera la fragilità del soggetto anziano. Si tratta di un processo multifattoriale che coinvolge organi e sistemi diversi (da quello immunitario a quello nervoso e ormonale), interconnessi tra loro, ma anche fortemente dipendenti da fattori esterni, detti “epigenetici”, certamente rappresentati dall’ambiente, dagli stili alimentari e di vita, ma anche dal microbiota.

Vuol dire che la qualità del nostro invecchiamento può dipendere anche dalla composizione della flora batterica intestinale?

MINELLI – L’idea che intendo evidenziare è che non bisogna affatto trascurare questo aspetto sempre più montante e prioritario nell’economia complessiva di quello che, oramai, viene definito “invecchiamento di successo”. D’altro canto, Il microbiota intestinale è un ecosistema ad altissima densità, composto da miliardi di microrganismi prevalentemente (anche se non esclusivamente) ospitati nel nostro intestino. E di fatto, agendo su molteplici aspetti della fisiologia umana con particolare riferimento al regolare funzionamento del sistema immunitario e alle corrette dinamiche del metabolismo energetico (soprattutto grassi e carboidrati), il microbiota intestinale sembra rappresentare un tassello importante nelle definizione del “quanto” e del “come” un essere umano possa invecchiare, conservandosi il più possibile in buona salute.   

È possibile individuare la presenza nel nostro organismo di batteri in grado di garantirci un “invecchiamento di successo”. E, se si, con quali strumenti è possibile identificarli?

MINELLI – Ciò che attualmente emerge da studi sempre più precisi e qualificati, è che esiste una sorta di “zoccolo duro” del nostro microbiota (detto “core microbiota”) costituito da alcune specie batteriche che vivono in vicendevole equilibrio con l’organismo ospitante ed al quale forniscono un importante contributo in termini di salute, soprattutto attraverso la produzione di “acidi grassi a corta catena” (SFCA). Grazie a queste molecole, estremamente importanti per la nostra salute, le specie microbiche “amiche” (specialmente rappresentate da Ruminococcaceae, Lachnospiraceae e Bacteroidaceae) riescono a tenere il più possibile sotto controllo le criticità peculiari della vecchiaia, quali la perdita progressiva della funzione cognitiva, la sarcopenia (cioè la perdita della massa e della forza muscolare), lo sviluppo di malattie croniche come il diabete o l’aterosclerosi.  
Oggi, lo sviluppo e la messa a punto di nuovi metodi d’analisi del microbiota intestinale fondati sulla identificazione del suo specifico patrimonio genetico grazie a tecniche di diagnostica molecolare, ne hanno permesso una caratterizzazione dettagliata e completa e, conseguentemente, un’eventuale correzione pianificata attraverso opportune strategie integrative.

Ma se esiste ed è documentata la presenza di componenti batteriche “di supporto” all’età che avanza, perché le modalità dell’invecchiamento possono variare così tanto da soggetto a soggetto?

MINELLI – Purtroppo l’abbondanza delle specie batteriche “benefiche”, nel grande contesto della cosiddetta “flora intestinale”, tende a ridursi quantitativamente e qualitativamente con il progredire dell’età, ciò che rende possibile la crescita contestuale di specie “opportuniste” che, approfittando di eventuali spazi lasciati liberi da altri “abitanti” dell’intestino, occupano impropriamente postazioni strategiche generando condizione progressive di squilibrio, a loro volta in grado di favorire l’insorgenza di stati infiammatori. In effetti, una delle caratteristiche dell’invecchiamento è proprio l’alterazione che si viene a generare nei livelli di rappresentanza con cui le varie specie microbiche si rapportano reciprocamente nel grande calderone del microbiota intestinale. Come dire che la caratteristica più peculiare dei soggetti longevi sembra essere proprio quella di mantenere il più a lungo possibile un equilibrio stabile nella composizione della flora intestinale, con abbondanza relativa di batteri antinfiammatori ed immunomodulanti capaci, in quanto tali, di essere veri e propri promotori di salute.

E quali sono gli equilibri batterici intestinali che dovremmo cercare di raggiungere per poterci garantire un invecchiamento attivo e, magari, anche il più lungo possibile?

MINELLI –  Nei soggetti molto longevi è stato già da tempo rilevato un target identificativo abbastanza caratteristico, basato su un’abbondanza relativa di Bifidobatteri e Akkermansia, quasi fosse una specie di “impronta” associata ad un microbiota capace, in forza della sua composizione non proprio usuale nella senescenza, di promuovere la salute e contribuire al raggiungimento dei limiti estremi dell’aspettativa di vita umana.

Più di recente, un’attenzione particolare è stata anche riservata, in ragione di una loro abbondanza nelle persone centenarie, a batteri appartenenti alla famiglia Christensenellaceae, componente del microbiota che parrebbe essere maggiormente influenzata dal corredo genetico dell’ospite.
Certo, al momento, non è facile capire se le specifiche peculiarità della flora batterica delle persone più longeve siano legate ai loro pregressi stili di vita o, magari, già presenti in giovane età e così lungamente conservati; ovvero si tratti di dotazioni progressivamente acquisite in un arco di tempo straordinariamente lungo e, per questo, capace di offrire opzioni più vantaggiose rispetto alla media dei viventi.

Quel che credibilmente si può aggiungere è che, grazie al progressivo avanzamento delle conoscenze, azioni correttive basate sulla coerente applicazione di profili dietetici ben integrati ed associati alla capacità di apportare benèfici cambiamenti nella composizione del microbiota intestinale, sono in grado di produrre giovamenti significativi nell’economia complessiva di un intervento clinico, curato da figure professionali competenti e dedicato ad una fase della vita in cui sono ancora possibili efficaci interventi di prevenzione, di recupero e di rilancio. 

 

 

 

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