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L’infezione da CoViD “restringe” il cervello

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L’infezione da CoViD “restringe” il cervello

L’infezione da CoViD-19 può causare una “riduzione” del cervello, con danneggiamento della sostanza grigia in alcune regioni cerebrali che nell’uomo controllano sensazioni, emozioni e memoria.

Nel numero 50 di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, vengono spiegati i risultati che emergono da uno studio condotto dalla Oxford University, con il quale si è provato a verificare come cambia il cervello dopo la CoViD, per trovare una spiegazione ad alcune conseguenze debilitanti della malattia.

Si chiama studio peer review ed è, letteralmente, una “valutazione tra pari”: più persone esperte della stessa materia valutano una pubblicazione scientifica elaborata e prodotta da altri competenti della medesima disciplina per verificarne la consistenza, la veridicità, la fondatezza scientifica.

Accade così che uno studio sottoposto, appunto, a una valutazione inter pares e pubblicato dalla rivista scientifica Nature, oramai nota anche ai non addetti ai lavori, abbia dimostrato con evidenze documentate quanto l’infezione da SARS-CoV-2 sia in grado di rimpicciolire il cervello delle persone colpite.

In che cosa consiste questo studio sul cervello di persone infettate da CoViD?

Sono stati studiati i cambiamenti cerebrali in 785 persone di età compresa tra 51 e 81 anni. Per due volte, a distanza di tempo, tutti questi soggetti sono stati sottoposti a risonanza magnetica cerebrale.
Delle 785 persone arruolate nello studio, 401 hanno contratto la CoViD-19 tra la prima e la seconda risonanza magnetica, con un intervallo di 141 giorni di media tra la diagnosi di CoViD e la seconda scansione cerebrale.

Sicché lo studio, effettuato su 785 partecipanti complessivi, è stato condotto su una popolazione di 401 persone CoViD-positive e un’altra consistente popolazione di controllo, composta da 384 persone non infettate dal SARS-CoV-2.
Chiaro che la disponibilità di immagini di scansioni cerebrali, ottenute con risonanze magnetiche effettuate prima dell’infezione CoViD, ha potuto consentire di confrontare lo stato del cervello prima e dopo il contatto con il coronavirus senza incorrere in errori di interpretazioni non corrette.

Quali sono stati i risultati più importanti emersi dalle risonanze magnetiche?

Dal confronto fra i due gruppi emergono delle differenze sostanziali tra i soggetti arruolati nello studio. Quelli che, tra una risonanza magnetica e l’altra, sono stati colpiti dal virus, hanno presentato alla seconda scansione:

  • Una significativa riduzione delle dimensioni globali del cervello;
  • Un assottigliamento della materia grigia nella corteccia orbitofrontale;
  • Un assottigliamento della materia grigia nella circonvoluzione paraippocampale;
  • Un danno, documentato da alterazioni di specifici marcatori tissutali, nelle regioni funzionalmente collegate alla corteccia olfattiva primaria.

Quali sono, nello specifico, le funzioni delle aree del cervello prese in considerazione?

La corteccia orbitofrontale è quello strato di sostanza grigia a cui compete la funzione strategica di “scattare un’istantanea” dell’ambiente sociale nel quale ci si trova, permettendoci così di agire con appropriatezza, coerentemente con le circostanze.
Eventuali lesioni della corteccia orbitofrontale possono generare, nel paziente che le abbia subite, una sostanziale incapacità di gestione della vita quotidiana con problemi nei processi di problem solving e con difettosa capacità di modulare i comportamenti adeguandoli ai contesti e alle norme sociali.
Tra l’altro, la corteccia orbitofrontale, interagendo con l’attività dell’amigdala, realizza anche il controllo corticale delle emozioni.

La circonvoluzione paraippocampale è una regione del telencefalo composta da materia grigia che gioca un ruolo importante nei meccanismi di formazione della memoria e, più in particolare, della memoria spaziale, vale a dire di quell’insieme di processi indispensabili per memorizzare informazioni relative all’orientamento, alla posizione, alla familiarizzazione con gli spazi. La ricerca sulla conservazione della memoria spaziale mostra che più grande è l’ippocampo e le strutture cerebrali ad esso più direttamente correlate, migliore è il senso complessivo della memoria.

La corteccia olfattiva primaria, detta anche “piriforme”, è una parte del rinencefalo situata nel cervello. La sua funzione principale è strettamente legata all’olfatto e, dunque, alla percezione degli odori, per quanto essa contenga anche una zona epilettogena definita, dal punto di vista funzionale, area tempestas. Da tale zona trigger possono essere innescate crisi convulsive chimiche.

Quali disturbi hanno presentato le persone che hanno subìto danni cerebrali a causa dell’infezione da CoViD?

I riscontri forniti dalle analisi condotte dai ricercatori inglesi evidenziano chiare anomalie cerebrali che residuano dopo l’infezione da SARS-CovV-2 e che, in ragione del coinvolgimento delle aree di materia grigia precedentemente elencate, nei partecipanti allo studio che erano stati in precedenza colpiti dal nuovo coronavirus si manifestano con un marcato declino cognitivo, difficoltà di orientamento spazio-temporale, riduzione dei livelli di attività, scarso interesse per l’ambiente, confusione mentale, importanti turbe di memoria.

Tra l’altro, i risultati delle scansioni cerebrali eseguite tramite la risonanza magnetica hanno evidenziato, in questi soggetti, segni distintivi di una diffusa degenerazione dei tessuti cerebrali soprattutto a carico delle vie olfattive, verosimile conseguenza di eventi neuro-infiammatori, con conseguente anosmia (incapacità di percepire gli odori) per difettosa o assente percezione degli input sensoriali.

Questi disturbi sono collegati a una particolare variante del virus? Sono permanenti o temporanei?

I risultati sono stati conseguiti su pazienti colpiti quasi certamente dalla variante Alpha, in un momento in cui la Delta ancora non si era manifestata. Tra l’altro non è stato chiarito se questi effetti neurologici dell’infezione da CoVid-19 debbano considerarsi definitivi o siano, invece, destinati a regredire nel tempo.

Per approfondimenti riportiamo qui di seguito il link dell’articolo in inglese riportato sul sito di Nature, “SARS-CoV-2 è associato a cambiamenti nella struttura del cervello nella Biobanca britannica”:
https://www.nature.com/articles/s41586-022-04569-5#citeas



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