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I probiotici sono utili per il trattamento delle allergie?

Uso dei probiotici (o fermenti lattici)per il trattamento delle allergie

I probiotici sono utili per il trattamento delle allergie?

Il 37° numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato all’utilizzo dei probiotici per il trattamento e la prevenzione delle allergie.

Leggi anche “Che relazione c’è tra dieta e benessere intestinale?” per approfondimenti sul tema dei probiotici.

Dottore mi può spiegare in termini semplici che cos’è l’allergia? E, in quanto soggetto allergico, è bene che io assuma prodotti utili a rinforzare il mio sistema immunitario? E quali dovrei scegliere e in quali periodo dell’anno sarebbe più opportuno prenderli?

L’allergia è un’alterata risposta del sistema immunitario che si manifesta con reazioni esagerate verso sostanze che abitualmente nel soggetto normale sono ben tollerate. I meccanismi scatenanti sono molteplici e complessi, e nascono da un’interazione tra il nostro sistema immunitario e fattori ambientali variamente combinati.

Gli antigeni, cioè gli agenti responsabili delle reazioni allergiche (detti anche allergèni), sono costituiti da sostanze presenti nei peli di animali, nella polvere di casa, nelle muffe, nei pollini di diverse piante dispersi nell’aria in particolari periodi dell’anno, nel veleno di insetti e in diversi alimenti.

In quanto all’opportunità per un allergico di assumere prodotti di vario genere finalizzati a “rinforzare” il suo sistema immunitario, proprio la precedente definizione di allergia ne escluderebbe l’impiego, visto che il soggetto allergico di tutto può aver bisogno meno che di stimolare ulteriormente un sistema immunitario già di suo iper-reattivo. Sarà bene, pertanto, non confondere l’allergico con l’immuno-depresso, cioè con colui che, mancando di un adeguato sistema di difesa, ha bisogno – lui sì – di costruirselo con il supporto di apposite terapie “immuno-stimolanti”.

Ma quanto sono diffuse le malattie allergiche? Sembra che nessuno si preoccupi in modo particolare degli allergici, eppure non dovremmo essere in pochi. E perché, pur vivendo negli stessi ambienti, alcuni di noi risultano affetti da allergie e altri no?

Secondo dati statistici recenti, in Italia gli allergici rappresenterebbero circa il 20% della popolazione, ed il fenomeno appare in crescita costante soprattutto tra i più giovani e le donne. Inoltre, secondo ricerche già accreditate dalle principali Società Scientifiche di riferimento, il 50% delle persone riferisce di aver avuto almeno una volta nella vita un disturbo di origine allergica.

Già negli anni passati c’era chi aveva stimato (Pediatrics 2006) che, in questo nostro tempo, un bambino su due sarebbe stato allergico.

Il ruolo dell’ereditarietà è determinante: un bambino con genitori non allergici ha il 12% di possibilità di manifestare disturbi allergici. Se solo uno dei genitori è allergico, la possibilità per il bambino di sviluppare un’allergia sale a circa il 20%, che diventa il 50% nel caso in cui entrambi i genitori dovessero essere allergici, per aumentare addirittura fino all’80% nel bambino con madre e padre allergici e sintomatici.

Come mai da noi è cresciuta così tanto l’incidenza delle allergie? Sono sempre state così frequenti? È vero che sono più diffuse nei Paesi più sviluppati? E perché?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità colloca le allergie respiratorie – prime delle quali l’asma – al quarto posto tra le malattie croniche più diffuse a tutte le età. In Europa le persone che soffrono di allergie respiratorie sono raddoppiate negli ultimi 20 anni.

A giustificare questo andamento è stata postulata un’ipotesi, definita “igienica”, secondo la quale un eccesso di igiene avrebbe paradossalmente modificato in maniera significativa le funzioni del sistema immunitario favorendo la comparsa delle allergie.

È un’ipotesi tutt’altro che campata in aria e deriva proprio dall’osservazione che la frequenza delle malattie allergiche è in continua crescita nelle società sviluppate e più civilizzate e nei ceti più evoluti. In pratica, il sistema immunitario, non avendo più occasione di attaccare virus, batteri e parassiti efficacemente combattuti dalle norme igieniche di prevenzione che progressivamente si sono andate consolidando nei Paesi sviluppati, potrebbe avere rivolto la propria attività contro sostanze che erano in precedenza ben tollerate come, ad esempio, gli acari della polvere o i pollini. Al raggiungimento di questo risultato avrebbero anche contribuito le modificazioni qualitative e quantitative della flora intestinale, legate ai cambiamenti degli stili di vita e delle abitudini alimentari, ma anche all’uso talvolta smodato di antibiotici.

Quindi, se è coinvolta la flora batterica, può esser plausibile che i pazienti affetti da allergie possano contare sull’impiego, oltre che di farmaci convenzionali, anche di fermenti lattici? E negli allergici vanno bene tutti i fermenti lattici o bisogna operare delle scelte specifiche?

È noto da tempo che, a supporto delle persone affette da allergie, possono intervenire anche i probiotici.

“Probiotico” è una parola che deriva dal greco e che significa “a favore della vita”. I batteri probiotici, se correttamente mantenuti nel nostro intestino, impediscono la selezione e lo sviluppo di batteri patogeni.

Occorre tuttavia saper discriminare fra probiotici, a volte minimizzati, confusi e, dunque, superficialmente e grossolanamente inclusi in categorie generiche ed apparentemente simili, quasi che un primo tipo di probiotico valesse esattamente quanto un altro pure, rispetto al primo, completamente diverso per appartenenza filogenetica e per doti funzionali.

Un probiotico (o “fermento lattico”) può essere considerato realmente valido quando i microrganismi che lo compongono riescono, per la più gran parte, ad oltrepassare indenni lo stomaco con il suo ambiente acido per arrivare vivi nell’intestino e lì svolgere efficacemente la loro azione benefica.

Solo per fare un esempio, lo yogurt semplice può contenere specie di batteri (come, ad esempio, il Lactobacillus bulgaricus e/o lo Streptococcus thermophilus) che vengono distrutti dagli acidi gastrici. D’altro canto, sono specie batteriche più resistenti ed immunologicamente più attive il Lactobacillus casei, il Lactobacillus Plantarum, il Lactobacillus Rhamnosus, il Lactobacillus Salivarius, ma questo non vuol dire affatto che questi ceppi probiotici possano essere somministrati a tutti indiscriminatamente.

Ci sono evidenze validate che dimostrino scientificamente l’effetto protettivo dei probiotici verso la comparsa di allergie?

Molto sinteticamente si può desumere da un’ampia letteratura scientifica oggi disponibile che un contatto precoce con batteri probiotici può aiutare l’organismo a non sviluppare un’ipersensibilità allergica.

Esistono, infatti, diversi studi clinici che hanno dimostrato un’efficacia clinica reale dei probiotici in alcune malattie allergiche. Molti di questi studi sono stati condotti in Finlandia dov’è stata dimostrata una concreta efficacia terapeutica di taluni probiotici nel trattamento della dermatite atopica e anche dell’allergia alimentare in età pediatrica. Potrei citare tanti e diversi lavori scientifici assai qualificati che, nel tempo, sono stati prodotti.

Già agli inizi degli anni 2000 la prestigiosa rivista Lancet pubblicava una serie di studi che dimostravano la capacità preventiva dei probiotici nei confronti dell’insorgenza di manifestazioni allergiche precoci in bambini a elevato rischio genetico di sviluppare allergie.

Questi studi controllati valutavano l’effetto preventivo, considerato fino all’età di due anni, di trattamenti con specifici Lactobacilli somministrati alla madre 2-4 settimane prima del parto e poi o alla madre se allattava o al lattante direttamente nella pappa per 6 mesi. I risultati di questi studi dimostrarono una frequenza di dermatite atopica dimezzata nel gruppo di bambini trattati rispetto al gruppo di controllo.

Ma l’azione dei probiotici vale solo per la dermatite atopica? O tutte le manifestazioni allergiche, anche quelle respiratorie, possono positivamente risentire degli effetti benefici di un trattamento specifico sul microbiota intestinale?

Una ricerca promossa in Gran Bretagna dall’Institute of Food Research di Norwich e pubblicata qualche anno fa su Clinical and Experimental Allergy, ha dimostrato l’azione benefica dei probiotici in soggetti adulti con riniti allergiche. Secondo quanto riportato nella pubblicazione, questi pazienti riceverebbero dall’assunzione del probiotico effetti positivi in termini di riequilibrio del microbiota, quasi che l’intestino fosse il grosso cervello del sistema immunitario che proprio dall’equilibrio microbico dell’ambiente intestinale trae enormi vantaggi di stabilità complessiva.

La ricerca dell’istituto inglese ha analizzato l’andamento clinico su due gruppi di pazienti affetti da rinite allergica: uno dei due gruppi ha assunto regolarmente per 2 settimane un latte fermentato contenente fermenti probiotici. L’altro gruppo, invece, ha ricevuto solo un placebo. Quel che si è potuto osservare è che nel gruppo di persone che avevano assunto probiotici, anche nel periodo di massima espressione dell’allergia risultava più basso il livello delle IgE, cioè di quegli anticorpi che evidenziano la presenza e l’entità di manifestazioni allergiche; mentre più alto risultava il livello degli anticorpi IgG, dotati di funzione protettiva.

Nell’altro gruppo, composto da persone che non avevano assunto batteri probiotici, non si è invece evidenziato alcun cambiamento nei valori ematici di IgE e IgG.

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