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Enteroartriti: i dolori articolari possono partire dall’intestino?

Enteroartriti: dolori articolari e intestino permeabile

Enteroartriti: i dolori articolari possono partire dall’intestino?

Il 14° numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato alle enterortriti: indaghiamo il legame tra dolori articolari e salute dell’intestino.

Mi capita spesso di avere un disagio intestinale con gonfiore dell’addome, coliche, qualche scarica di diarrea e, contemporaneamente, avvertire dolori intensi alle articolazioni e ai muscoli. È possibile che ci sia un collegamento tra le due cose?

In passato (ma ancora adesso) venivano chiamate artriti sieronegative perché non associate alla presenza nel siero, e quindi nel sangue dei pazienti, del fattore reumatoide o degli anticorpi anti-citrullina o di eventuali autoanticorpi tipici delle più canoniche malattie reumatiche a genesi autoimmune. E abitualmente vengono correlate a severe malattie intestinali, come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

Si tratta delle enteroartriti, patologie infiammatorie delle articolazioni, clinicamente caratterizzate da dolore e rigidità soprattutto avvertiti al risveglio, con conseguente difficoltà nei movimenti, tumefazione delle sedi articolari colpite più frequentemente rappresentate da polsi, mani, ginocchia, caviglie. È frequente che le riaccensioni dell’infiammazione articolare siano anticipate ed accompagnate da turbe intestinali non necessariamente legate ai quadri clinici più severi delle classiche malattie infiammatorie croniche dell’intestino (morbo di Crohn o RCU). Le enteroartriti, benché ampiamente misconosciute, sono molto più diffuse delle patologie intestinali alle quali abitualmente le si associa.

Ma cosa c’è alla base delle enteroartriti? È un processo immunologico o c’è dell’altro?

È assai frequente riscontrare nei pazienti con enteroartrite una più o meno profonda alterazione della permeabilità intestinale, con un prevalente danneggiamento della mucosa che riveste l’intestino tenue. Nell’inquadramento di tali patologie è, pertanto, indispensabile avere informazioni precise della integrità della barriera gastro-enterica che, con la sua superficie assorbente di 300-400 m2, è l’interfaccia più importante tra l’organismo e l’ambiente esterno. In questo senso essa svolge una doppia funzione di grande rilevanza: da un lato regola il fisiologico assorbimento di acqua, elettroliti e vari nutrienti essenziali, dall’altro gioca un ruolo determinante nei delicati meccanismi di difesa dell’organismo.

Ne consegue che un intestino permeabile, e cioè dotato di una barriera tutt’altro che impenetrabile, non è in grado di controllare il transito di frammenti alimentari indigeriti, tossine e batteri, né di impedire Il loro accesso nel circolo sanguigno con conseguente attivazione del sistema immunitario verso sostanze estranee che, vengono, pertanto considerate veri e propri antigeni (cioè sostanze che il sistema immunitario non riconosce come “proprie” e verso le quali si arma). È l’avvio di un circolo vizioso che genera altra infiammazione, a sua volta promotrice (anche per il tramite dei batteri transitati) di ulteriore permeabilità intestinale.

È possibile che un danno della barriera intestinale possa avere conseguenze così pesanti e così distanti dall’intestino al punto da compromettere la funzione delle articolazioni? E che cosa danneggia la barriera?

Diversi fattori interni o esterni all’organismo, oppure una loro combinazione, possono generare uno stato infiammatorio della mucosa e così alterare la permeabilità intestinale (leaky gut), direttamente o per il tramite del microbiota intestinale.

In individui geneticamente predisposti, questi danni di parete possono favorire l’espansione di alcuni batteri componenti della flora intestinale, chiamati “opportunisti”, e la loro trasformazione in “patobionti” (microrganismi che, una volta preso il sopravvento, sono capaci di alimentare e sostenere l’infiammazione).

A generare il danno infiammatorio, che potrà poi compromettere anche la funzionalità delle articolazioni, più che i batteri in quanto tali, sono i prodotti metabolici derivanti da queste comunità batteriche disbiotiche (cioè alterate nella loro composizione qualitativa e quantitativa), capaci di promuovere cambiamenti patologici a livello non solo locale ma anche sistemico.

Quali possono essere i principali attori protagonisti del danno articolare nelle enteroartriti?

Una disbiosi, con sproporzione negli equilibri di alcune delle principali famiglie batteriche presenti nell’intestino umano [Bacteroidetes (↓) : Firmicutes (↑)], soprattutto in conseguenza di un’aumentata produzione di Acido Solfidrico (H2S) da parte dei Firmicutes, oltre a produrre un’immediata percezione soggettiva di gonfiore addominale e turbe digestive, genera un danno progressivo nella struttura della parete intestinale. L’aumento della permeabilità, a sua volta, rende possibile una elevata traslocazione, attraverso la barriera danneggiata e verso il circolo sanguigno, di LipoPoliSaccaride batterico [LPS: endotossina prodotta soprattutto da batteri Gram– commensali e patogeni].

La liberazione di LPS batterico è certamente importante per educare e modulare la funzionalità del sistema immunitario, ma un eccesso di produzione può diventare un importante fattore di rischio per diversi quadri patologici, potendo incrementare la produzione di potenti mediatori dell’infiammazione (IL-6, TNF-α, IL-1β).

L’intervento del LPS batterico nelle dinamiche della infiammazione viene mediato da complessi meccanismi immunologici (Toll-Like Receptor – TLR4) e fa sentire i suoi effetti principalmente su due bersagli: il comparto vascolare (vasculiti) e il sistema muscolo-scheletrico (enteroartriti). Più in particolare, il legame tra LPS e TLR4 comporta una risposta infiammatoria attraverso una aumentata produzione di citochine e adipochine.

Quali sono le terapie più giuste per curare le enteroartriti?

I classici farmaci antinfiammatori (Fans, COX 2), ammesso che possano risultare realmente efficaci nel controllare la sintomatologia dolorosa articolare, nelle enteroartriti vanno prescritti sempre con grande attenzione e prudenza potendo peggiorare l’infiammazione intestinale ed il danno mucosale di barriera. Buona norma sarebbe quella di evitare di provare un secondo antinfiammatorio nel caso in cui il paziente dovesse non aver tollerato il primo.

Prima di passare alla progressiva prescrizione di farmaci diversi (dal cortisonico, all’immunosoppressore e fino al farmaco anti-TNF, anche detto farmaco “biologico”), potrebbe essere opportuno verificare lo stato strutturale e funzionale della barriera intestinale attraverso un test dedicato (test della permeabilità gastro-intestinale) che, magari associato ad indagini valutative e complete della qualità e quantità dei ceppi batterici intestinali, potrà essere un importante strumento finalizzato a sviluppare terapie e integrazioni pre- e pro-biotiche personalizzate e mirate al ripristino della funzionalità di barriera.

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