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Come funziona la dieta chetogenica?

come funziona la dieta chetogenica

Come funziona la dieta chetogenica?

Il 34° numero di Risposta ImmunITALIA, la rubrica settimanale in cui il prof. Minelli risponde alle domande dei pazienti, è dedicato alla dieta chetogenica: su quali principi si basa, quali sono i suoi campi di applicazione e le possibili controindicazioni.

Leggi anche “Diete dimagranti: quali sono i rischi e le buone pratiche?” per approfondimenti.

Cosa si intende per dieta chetogenica e su quali presupposti si basa?

La dieta chetogenica è un particolare regime alimentare che si basa sulla capacità del nostro organismo di utilizzare con grande efficacia le riserve lipidiche quando la disponibilità di carboidrati è notevolmente ridotta.

Il presupposto è che il tessuto adiposo rappresenta la più importante riserva del nostro organismo. Basta pensare che in un individuo medio del peso di 70 kg, può ammontare a circa 15 kg, mentre le scorte glucidiche ammontano a poco meno di mezzo kg. Per tale motivo le riserve di carboidrati possono garantire energia per un periodo di tempo limitato, mentre i grassi rappresentano una riserva quasi illimitata di energia.

Detto ciò, in condizioni di carenza di glucosio, ovvero quando non ci sono abbastanza zuccheri in circolo, l’organismo corre ai ripari attivando una particolare via metabolica nota come beta-ossidazione degli acidi grassi, in grado di produrre i corpi chetonici a partire dai lipidi alimentari o da quelli di deposito. I corpi chetonici possono essere usati dal cervello, dai globuli rossi e dal muscolo cardiaco ovviando così alla carenza di zuccheri circolanti.

La dieta chetogenica e la dieta iperproteica sono la stessa cosa?

Assolutamente no. La dieta chetogenica è una dieta normoproteica, ricca di grassi, e povera di carboidrati. La dieta chetogenica è una dieta fortemente ipocalorica in cui la quantità dei diversi nutrienti da consumare viene calcolata accuratamente in modo che siano rispettate precise proporzioni fra i diversi nutrienti.

A tal proposito la percentuale di carboidrati viene ridotta circa al 5%; le proteine al 20% circa, mentre l’apporto di grassi può arrivare al 75% delle chilocalorie consumate. Così facendo si favorisce la mobilizzazione dei grassi di deposito per la produzione di energia e la comparsa di uno stato di chetosi.

Per seguire un regime chetogenico è necessario assumere esclusivamente integratori o sostituti del pasto? È possibile improntare un profilo chetogenico utilizzando i comuni alimenti?

Seguire un regime chetogenico non implica necessariamente l’assunzione esclusiva di sostituti del pasto. Una volta studiato il fabbisogno proteico dell’individuo, le proteine necessarie possono essere assunte attraverso integratori proteici, sostituti del pasto o dagli alimenti.

Le fonti di carboidrati solitamente sono esclusivamente le verdure accuratamente selezionate, mentre le principali fonti di grassi sono rappresentate dall’ olio extravergine di oliva o integratori di omega 3 e omega 6. Ovviamente, sarà importante garantire il giusto apporto di sali minerali per mantenere il giusto equilibrio idrosalino e non cadere in deficit di pressione arteriosa.

Ci sono delle controindicazioni nel seguire un profilo dietetico chetogenico?

La dieta chetogenica è controindicata durante gravidanza e allattamento, in presenza di disturbi del comportamento alimentare, nei soggetti con insufficienza epatica, angina instabile e infarto miocardico acuto recente. Inoltre tale approccio dietetico è sconsigliato in presenza di diabete tipo 1, dove l’assenza di secrezione di insulina favorisce già di per sé l’accumulo di corpi chetonici e aumenta il rischio di complicazioni.

Al contrario, risultano infondate le preoccupazioni relative ad un potenziale danno renale visto che diete chetogeniche condotte correttamente sono essenzialmente normoproteiche. I possibili effetti collaterali associati ad una dieta chetogenica possono essere: alterazione del ciclo mestruale, stipsi, diarrea, vertigini. Per ovviare a tali effetti indesiderati è sempre bene consultare il medico prima di intraprendere questo regime e soprattutto seguirlo con il supporto di un esperto.

Per quanto tempo è possibile protrarre un regime alimentare di questo tipo?

Generalmente la dieta chetogenica non può essere protratta nel tempo per lunghi periodi. La maggior parte degli studi suggerisce che un piano alimentare chetogenico mirato al dimagrimento debba essere utilizzato per un periodo di tempo che va dalle 8 alle 12 settimane.

Al termine del percorso, il paziente deve essere guidato al progressivo reinserimento di alimenti contenenti carboidrati, con un passaggio graduale a uno stile alimentare sostenibile nel lungo periodo, che possa permettere di mantenere i risultati raggiunti nel tempo, tasto dolente di molti dei modelli alimentari proposti per il dimagrimento.

I tempi possono allungarsi nel caso in cui il medico ritenga che tale regime sia fondamentale per il trattamento di specifiche condizioni patologiche.

La dieta chetogenica è nota ai più come una dieta che si utilizza esclusivamente per perdere i chili di troppo. In realtà tale regime alimentare è risultato efficace e utile nella cura e prevenzione di alcune tra le malattie più diffuse del nostro secolo.

In campo clinico, il primo uso documentato di dieta chetogenica per trattare specifiche patologie risale agli anni 20 del secolo scorso, quando fu utilizzata per controllare attacchi in pazienti pediatrici affetti da epilessia non trattabile con i farmaci allora disponibili.

Negli ultimi anni, si è assistito ad un rinnovato interesse della comunità scientifica nei confronti di questo regime alimentare, con l’avvio di numerosi studi che hanno confermato che la dieta chetogenica può essere utile non solo nel trattamento dell’obesità e dell’epilessia ma anche nella cura di numerose condizioni come diabete di tipo 2, sindrome metabolica, ovaio policistico, patologie neurologiche (Alzheimer, Parkinson), cefalea.

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