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Nel governo reale della salute pubblica: riflessioni a margine

Data pubblicazione: 
Thursday, 1 November, 2007

South Immunology Journal
Vol.II, Num.5, pp:5-6(2); November 2007Per ogni regione italiana, l’adozione del Piano della Salute costituisce l’evento più delicato e strategico del presente e del futuro.
Per i cittadini, in particolare, rappresenta un’occasione per sentirsi compresi, riconosciuti e, possibilmente, assecondati nelle varie necessità emergenti e pregresse; mentre, per le istituzioni, si traduce nel momento di verifica, reale ed inequivocabile, della competenza e della validità delle scelte prodotte dalla classe dirigente. Dall’appropriatezza di quelle scelte dipende, infatti, la possibilità di erogare razionalmente i servizi essenziali per le garanzie sociali primarie, quelle imprescindibili ed ineludibili perché stabilite dalla Costituzione.
In parole povere, l’adozione del Piano è una delle prove più tangibili dell’efficienza e dell’efficacia dell’azione politica, in quanto risposta operativa espressa più di ogni altra a tutela della salute di tutti.
Un progetto che a quella tutela coerentemente si ispiri non può, pertanto, prescindere dalla costruzione della migliore assistenza possibile al prezzo più basso, sia per non precludere a nessuno cure eccellenti e gratuite, sia perché quella dell’assistenza medica rappresenta la voce di spesa più consistente dell’intero bilancio regionale, al punto da condizionare sensibilmente anche lo sviluppo di tutto ciò che non è sanità. Aumentare la spesa, infatti, significa spesso paralizzare tutte le altre attività produttive; e, d’altro canto, tagliare la spesa senza raziocinio significa privare i cittadini dei servizi essenziali e, dunque, metterli in ginocchio. Non è un caso che, nella storia italiana, la voce “sanità” sia sempre stata il “primum movens” di profonde spaccature e crisi politiche locali, con conseguenti rovinose cadute delle amministrazioni in carica.
South Immunology Journal è nato in Puglia e, seppur distribuito e letto anche nel resto d’Italia, non poteva rinunciare a proporsi come osservatore attento e, per certi versi, privilegiato delle locali politiche per la salute, specie Come nostra tradizione, abbiam lasciato agli “utenti” e ai loro organismi rappresentativi il compito di provvedere liberamente alle valutazioni del caso, ed abbiamo poi raccolto, dalle associazioni pugliesi promotrici del progetto immunologia, aspettative ed istanze impegnandoci a divulgarle il più possibile nelle varie sedi del dibattito sociale ed istituzionale. L’espressione del giudizio non può ovviamente prescindere dall’analisi del dato e l’indagine analitica, effettuata più volte senza alcuna posizione preconcetta, non ha potuto, alla fine, non considerare l’assenza assoluta, nella bozza del Piano regionale, di riferimenti espliciti ad istanze mirate, pure proposte alle autorità regionali con Ancora una volta, all’immunologia, salvo poche briciole, non sono state destinate né risorse né attenzioni proprio nel momento in cui essa viene indicata in tutto il mondo come disciplina strategica capace di ricadute positive per molte altre branche e specialità della medicina. L’unica eccezione ha riguardato l’ufficializzazione delle strutture semplici di allergologia.
Eppure in Puglia è presente una imponente massa di ammalati cronici affetti da infiammazioni croniche ed autoimmunità di ogni tipo, che speravano e attendevano una risposta concreta ai propri problemi. Per quanto non risolutiva, almeno una risposta!
In assenza di questa e a fronte dell’evidente rilievo di una elettiva attenzione dell’istituendo Piano Sanitario verso strutture di eccellenza (ospedali di primo livello) riservate alle branche chirurgiche e alla medicina d’urgenza, gli ammalati cronici provano a riformulare degli interrogativi sottoponendoli all’attenzione e alla coscienza dei decisori pubblici: in quali poliambulatori o case della salute saranno accolte migliaia di persone, se quelle strutture ancora non ci sono e, anzi, richiederanno anni per essere costruite?
E che senso ha istituire un piano con possibilità di realizzazione decennale, senza preoccuparsi di gestire le emergenze e la transizione nel breve, medio e lungo periodo?
E ancora, quale livello e qualità di assistenza troveranno gli ammalati cronici in quelle strutture? Le patologie infiammatorie croniche richiedono, almeno nei primi approcci, interventi diagnostici e terapeutici ad alta complessità di carattere ospedaliero, che non potranno essere praticati negli ambulatori a meno, naturalmente, di non duplicare sul territorio le attrezzature diagnostiche e terapeutiche ad alta tecnologia già presenti negli ospedali ed, in quest’ultimo caso, con quali fondi?
Nessuna nota, inoltre, nemmeno marginale, finalizzata a vagliare l’opportunità di una pur possibile transizione dalla farmacologia chimica tradizionale a quella biologica naturale ed evoluta. Come se il tema potesse risultare foriero di indisponenti e malcelati disappunti..
Ulteriore rilievo di inespressa attenzione è quello che, nel Piano, si rileva intorno al parametro tematico dell’appropriatezza, intesa non solo nel senso di ridistribuzione delle risorse, ma anche e soprattutto nel senso di riassegnazione delle competenze. La soppressione della competenza unica e monopolistica e l’adozione del metodo pluridisciplinare continuano ad essere per gli ammalati cronici una chimera, eccezion fatta per i servizi di emergenza che, per dignità e rispetto dell’etica, sono gli unici ad essere organizzati proprio come la sanità intera dovrebbe essere e, invece, non è.
Né possono rimanere sottaciute, in questa sede, le proposte invero anacronistiche offerte all’ambito oncologico e le evidenti disparità con altre regioni italiane come la Lombardia o la Toscana: lì si investono risorse per istruire il sistema immunitario ad attaccare e distruggere le cellule tumorali; da noi, invece,  si continua unicamente a dibattere di chemio e radioterapia, pur fra le perplessità di molti analisti eccellenti e senza considerare proposte e risposte della La disamina dei dati, quella imprescindibile valutazione analitica già precedentemente assimilata a metodo di giudizio non parziale, sembra dunque escludere dalle priorità formulate nella progettazione sanitaria regionale l’opzione di assegnare attenzione prioritaria alle patologie infiammatorie croniche. Per loro, che pure costituiscono una delle emergenze sanitarie più impegnative ed onerose, la scelta del decisore ha previsto la migrazione logistica dall’ospedale al polimabulatorio, in tal modo dribblando ed eludendo quella che poi finisce per essere la vera necessità oltre che l’elemento chiave dell’attuale crisi sanitaria in Puglia così come nelle altre regioni italiane: riorganizzare i servizi in maniera globalmente coordinata, garantire l’accesso a tutte le strutture delle nuove figure professionali emergenti e risolutive, accentrare, negli ospedali, i reparti, le diagnostiche e le terapie, e trattare tutti gli ammalati (non solo gli “acuti”) nell’intento prioritario di farli migliorare stabilmente e clinicamente o, ancor meglio, farli guarire evitando che siano dipendenti a vita dalle organizzazioni sanitarie.

Ancora una volta, a nome e per conto dei nostri Pazienti, proviamo a chiedere salute e non assistenza.
Ancora una volta, chiediamo di non perdere un’altra occasione, per molti se non per tutti.

Editorial – Editoriale
South Immunology Journal, 2007, Vol. II, Num. 5, pp: 5-6 (2)
Copyright © 2007 by South Immunology Journal – November 2007

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