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L’IMID, ovvero il ritorno alla patogenesi

Data pubblicazione: 
Friday, 1 December, 2006

South Immunology Journal, 2006
Vol.I, Num.2; December 2006

Ci sono molti modi di concepire una rivista scientifica.
Per convenzione, una rivista destinata ai medici e agli addetti ai lavori è un media che assolve il compito di informare su argomenti specifici, con l’obiettivo di approfondirli, divulgarli, renderli  fruibili per migliorare, ogni giorno di più, l’esercizio della professione e l’efficacia dei trattamenti.
Si tratta di un ciclo che “fisiologicamente” tende ad esaurirsi all’interno dello stesso ambito e che, per sua natura, non si presta ad una discussione più ampia e ad un contraddittorio, che il più delle volte si rende, invece, assolutamente necessario.
Non è però che l’innovazione possa sempre coniugarsi con l’osservanza delle convenzioni.
South Immunology non vuol essere una rivista tradizionale, ma un ponte! Un ponte tra più realtà, perché dal collegamento e dal confronto tra le realtà più diverse nasce la vera spinta all’integrazione, al progresso e all’innovazione.
Può, tuttavia,  apparire riduttivo considerare “ponte” un semplice media, specie quando questo prova ad esprimere la complessità di un modello sociale.
I nostri colleghi specialisti troveranno in questo numero qualcosa che probabilmente non si aspettano. Forse rimarranno un po’ sorpresi, o disorientati, per quanto da parte nostra si possa garantire che l’obiettivo non è questo.
Importante sarà, invece, la riflessione che scaturirà dalla lettura degli articoli, una riflessione che auspichiamo costruttiva e foriera di un nuovo corso, d’altro canto non più procrastinabile.
Abbiamo scelto e chiesto alle associazioni degli ammalati di raccontare la “loro” medicina. Non i loro bisogni, non le aspettative, non i problemi che le mortificano e che noi tutti conosciamo o ci sforziamo di conoscere. Bensì la “loro” medicina, quella che attendono da molti anni, e che nessuno ha ancora concesso loro.
Alcuni colleghi ci hanno chiesto negli ultimi mesi di illustrare e chiarire gli aspetti pratici e dottrinari del modello sanitario IMID (Immune Mediated Inflammatory Disorders).
Per gli ammalati il Modello Multidisciplinare IMID è la priorità numero uno, poiché nessuno meglio di loro conosce, per averlo vissuto sulla propria pelle, che cosa vuol dire subire una diagnosi imprecisa o parziale, ricevere una serie di trattamenti terapeutici non risolutivi o, peggio, risultare perfettamente sani alle analisi pur piegandosi sotto i colpi di una malattia subdola perché spesso non visibile all’esterno, se non nella manifestazione sintomatica, così indecifrabile per le discipline specialistiche convenzionali.
Volendo riassumere in poche parole che cosa è l’IMID, possiamo rifarci alla vecchia e buona scuola italiana della medicina interna che considerava ogni conoscenza necessaria alla definizione di una dottrina unitaria, nella quale  i percorsi diagnostici e terapeutici  finivano per privilegiare, com’era giusto che fosse, il tentativo di correggere il difetto di base per cercare di portare a guarigione il paziente.
Tuttavia l’IMID è qualcosa di più rispetto a tutto questo.
Trent’anni fa la biologia molecolare era solo in stato embrionale e non era ancora possibile descrivere i processi aetiologici e patogenetici delle malattie “basandosi sull’evidenza”. Per questo, nell’arco lungo di trent’anni, le principali patologie infiammatorie sono state classificate per area di manifestazione, per sintomo e per danno d’organo. Tre concetti che, almeno nel caso dei disordini infiammatori immunomediati, devono essere abrogati, per sempre.
Lo chiedono i nostri ammalati. E come potremmo dar loro torto.

Editorial – editoriale

South Immunology Journal, 2006, Vol. I, Num. 2
Copyright © 2006 by South Immunology Journal – December 2006

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