You are here
Inquinamento elettromagnetico e geopatie
Notiziario Allergologico, 1997 Vol. 16, Num. 2-3 pp: 101-104 (4)
Giugno-September 1997
Inquinamento elettromagnetico e geopatie
M. Minelli*, GigiCapriolo**, G. De Vito***,T. Giordano****
* Specialista in Immunologia clinica e Allergologia; Responsabile progetto triennale di monitoraggio e prevenzione ambientale; Amministrazione Provinciale di Lecce
** Architetto; Presidente Centro studi & ricerche Cosmòs, Milano
*** Ingegnere; Centro studi & ricerche Cosmòs, Milano
**** Specialista in Immunologia clinica e Allergologia; Responsabile Modulo di Allergologia e Immunologia Clinica Osp. “A. Galateo” – Lecce
Summary
Durante la seconda metà di questo secolo si è ingenerato un grande interesse sul problema delle onde nocive e dell’influenza dei fenomeni elettromagnetici sugli esseri viventi. Si sono scoperti aumento della radioattività naturale del suolo, ionizzazione, variazioni delle emanazioni di tipo elettrico o magnetico soprattutto in corrispondenza di corsi d’acqua sotterranei, di correnti telluriche, di faglie geologiche, di cavità sotterrane, ecc.
Accanto alle rilevazioni geofisiche, osservazioni accurate condotte da medici avrebbero dimostrato la reale influenza sull’organismo umano di una qualche caratteristica del suolo dov’è allocata un’abitazione.
Ogni organismo vivente sarebbe sottoposto alle influenze del suo ambiente; esso subirebbe il ritmo e le variazioni dei campi elettromagnetici e della loro polarità. Secondo il dottor Ernst Hartmann, dell’Università di Heidelberg, è l’accumulo di radiazioni diverse che diventa, nella nostra epoca, particolarmente nocivo a causa del clima elettromagnetico fortemente perturbato. Il fattore che renderebbe patologiche tali aggressioni sarebbe fondamentalmente costituito dalla continuità temporale e dall’intensità dello stimolo.
L’architettura bioecologica, la nuova scienza che studia tutte le cause e le concause che osteggiano il viver sano, è una disciplina accettata in Germania e in molti altri altri Stati nordeuropei, e di fatto costituisce, per un numero oramai sempre più consistente di operatori, un trend d’azione mirato a recare la massima attenzione ai criteri di sostenibilità dell’habitat.
Nel corso della seconda metà di questo secolo si è andato consolidando un crescente interesse circa la possibile influenza dei fenomeni elettromagnetici sugli esseri viventi e si sono individuate molte possibili cause di disturbi in qualche modo correlabili al “progresso” e, quindi, al continuo e rapido sviluppo delle tecnologie. Tra le cause in questione le più sostenibili si riferiscono sicuramente alle sollecitazioni derivanti da campi elettrici e magnetici artificiali, a loro volta prodotti da elettrodomestici, installazioni elettriche, cavi dell’alta tensione, impianti di trasmissione.
Solo da poco tempo questo singolare tipo d’inquinamento è stato riconosciuto come potenzialmente responsabile di una serie di malattie anche particolarmente severe (9) e si è persino giunti a definire (22) in maniera precisa un quadro di “ipersensibilità elettrica” in alcuni individui che mostrano di reagire in maniera anomala a campi elettrici e magnetici anche deboli, verosimilmente in relazione alla grande varietà di sistemi di trasporto e di impiego della corrente elettrica, degli impianti generatori di microonde e radiofrequenze e di altre apparecchiature industriali, elettromedicali, ecc.
Può tutto questo essere ancora considerato solo come un’infondata manifestazione di panico, oppure occorre cominciare a rivedere con attenzione il nostro rapporto con l’elettricità? (14) Ed è possibile, oramai, cominciare a considerare i campi elettrici e magnetici come un non più trascurabile fattore di rischio per la salute? (4).
E’ chiaro che a questi interrogativi occorrerà rispondere con un appropriato lavoro di ricerca che vada dal reperimento di documentazione sui fattori di rischio e sui metodi di valutazione e di adeguamento alla normativa vigente, alla effettuazione di indagini sulle tecnologie esistenti e alla elaborazione di adeguate procedure di comportamento e risanamento, considerato il cospicuo aumento del carico elettromagnetico dovuto allo sviluppo tecnologico degli ultimi anni e al quale la popolazione può risultare esposta nella vita quotidiana sia domestica che lavorativa. In realtà, lo studio delle problematiche correlate alle possibili interazioni tra campi elettromagnetici e biosistemi non è poi un fatto assolutamente nuovo per il mondo scientifico (11), che tuttavia ne ha fatto un’area di ricerca specifica delle scienze biomediche solo a partire dalla metà degli anni ’70 con un interesse che appare comunque in progressiva evoluzione.
A giustificare questo crescente sviluppo dell’attenzione sulla materia in oggetto, si potrebbero chiamare in causa studi differenti e molteplici, relativi ad esempi intorno ai quali si è molto dibattuto tanto in sede scientifica quanto nell’ambito più immediato e diretto della pubblica opinione. Per cui sarebbero state individuate delle precise correlazioni fra esposizione ai campi elettromagnetici e patologie diverse, alcune delle quali anche gravi quali leucemie infantili (24,16), tumori cerebrali in categorie professionalmente esposte (17) o disturbi della sfera riproduttiva (8). Per contro, ci sarebbero da registrare anche le posizioni di coloro i quali contestano la veridicità delle suddette acquisizioni (23).
D’altro canto, occorre precisare che la presenza di variabili difficili da controllare e la mancanza a tutt’oggi di una solida base teorica capace di supportare adeguatamente le pur plausibili posizioni di chi sostiene la concreta pericolosità dei campi elettromagnetici, contribuisce a rendere contraddittori o comunque non completamente riproducibili alcuni risultati.
Tutto quanto fin qui esposto tuttavia, prescindendo da quelli che potrebbero essere i possibili effetti nocivi sui sistemi cellulari o molecolari indotti dai campi elettromagnetici, rientra in un contesto fenomenologico regolato da leggi fisiche perfettamente definite ed unanimemente riconosciute (26) e salito poi alla ribalta, come già precedentemente sottolineato, solo in conseguenza della crescente utilizzazione di grandi e piccole apparecchiature elettriche ad uso civile, militare ed industriale, cosicchè i campi elettromagnetici, generati in seguito al trasporto e all’utilizzo dell’energia elettrica, si sono via via diffusi in modo capillare nell’ambiente fino a diventare praticamente ubiquitari (25).
L’ulteriore estensione del problema fino all’individuazione di una potenziale nocività per l’uomo di particolari fenomeni tellurici ed elettromagnetici naturali teoricamente manifestantisi con effetti radianti (18), appartiene invece ad un ambito nel quale le certezze scientifiche sfumano fino al limite dell’inconoscibile, dove “è” viene sostituito da “può essere”, in attesa di un ipotetico domani in cui la scienza sia in grado di spiegare fenomeni la cui origine è tuttora sconosciuta, ma che da moltissimo tempo si manifesterebbero ai nostri sensi. Un apprezzabile sforzo di affrontare in maniera credibile questi argomenti, pur coi limiti che l’arduità della materia impone, è quello messo in atto dai cultori dell’architettura bioecologica o bioarchitettura (13), scienza che fondamentalmente applica le norme e gli accorgimenti per il “costruire sano” utilizzando anche i risultati degli studi compiuti su alcune forze “sottili” e subliminali che produrrebbero concretamente i loro effetti nei tempi molto lunghi del vivere e dell’abitare quotidiano.
Spesso anche gli interventi sono particolarmente raffinati e destinati a produrre nel tempo i loro benefici.
E’ un assunto da molti condiviso, per esempio, che un letto orientato a nord (6) favorisca il riposo e che, dopo un adeguato rilevamento delle zone di maggiore intensità tellurica ed elettromagnetica, si possa evitare di adibire a zone abitative di lunga permanenza spazi eventualmente nocivi .
Ogni organismo vivente sarebbe sottoposto alle influenze del suo ambiente ed in particolare alle diverse energie o radiazioni provenienti da ciò che più o meno immediatamente lo circonda. Esso, infatti, subirebbe il ritmo e le variazioni dei campi elettromagnetici e della loro polarità (12).
Secondo il Dott. Ernst Hartmann dell’Università di Heidelberg (7), è l’accumulo di radiazioni diverse che diventa, nella nostra epoca, particolarmente nocivo a causa del “clima” elettromagnetico fortemente perturbato. Queste influenze non sarebbero sempre percepibili in maniera immediata ma espleterebbero la loro potenziale nocività sugli organismi esposti in una progressione dinamica direttamente correlata, oltrechè all’intensità, anche alla durata della stessa esposizione.
Accanto alle rilevazioni geofisiche (21) e a conferma delle stesse, diverse e accurate osservazioni di carattere prevalentemente sanitario, avrebbero dimostrato le inequivocabili influenze “geopatogene” sull’organismo umano prodotte dal sito (19). In effetti, i primi riscontri – quasi casuali – di possibili disturbi correlabili agli ambienti costruiti e ai loro siti di ubicazione, sarebbero da attribuirsi a medici alle prese con patologie particolari per intensità e decorso della sintomatologia, per sostanziale inefficacia degli ordinari protocolli terapeutici o per puntuale reiterazione del quadro clinico in relazione allo stazionamento in certi ambienti piuttosto che in altri. Forme particolarmente ostinate di cefalea, insonnia, vertigini, persistente senso soggettivo di spossatezza ed irritabilità, difficoltà di concentrazione, mialgie, artralgie ed altri disturbi anche più severi e resistenti ai comuni trattamenti farmacologici, han fatto emergere in alcuni ricercatori l’intenzione e quasi la necessità di allargare il loro spettro d’azione in ambiti un poco più arditi rispetto a quelli usualmente indagati e a volte non adeguatamente rispondenti ai tradizionali protocolli diagnostico-terapeutici. Si è dunque partiti, laddove le condizioni logistiche e la disponibilità dei pazienti lo hanno consentito, da una lettura del contesto abitativo e/o lavorativo (10) per arrivare a conoscere, anche attraverso l’impiego di idonee apparecchiature bio-elettriche, gli eventuali danni indotti dalla prolungata permanenza su punti geopatogeni come ad esempio i “nodi” della rete di Curry o della più famosa rete di Hartmann. Fu quest’ultimo, infatti, ad individuare idealmente, a seguito di un’intuizione all’inizio solo casuale negli anni a cavallo fra il 1920 ed il 1930, una sorta di rete a maglia pressochè quadrata costituita da due fasci perpendicolari di bande energetiche diretti rispettivamente da Nord a Sud e da Ovest ad Est, che sembravano provenire dal sottosuolo, ricoprire praticamente tutta la superficie terrestre e proseguire paralleli verso il cielo, simili ad invisibili muri energetici, sino al limite della biosfera. Quest’interessante ipotesi, poi avallata nella sua suggestiva formulazione anche da altri ricercatori soprattutto svizzeri e francesi (1,2,15), manca comunque, a tutt’oggi, di prove che possano ritenersi scientificamente attendibili. Hartmann, tuttavia, provvide a precisare ulteriormente i dettagli della sua “intuizione” stimando in circa 21 cm la larghezza di ciascuna banda energetica ed in circa 2,5 metri la spaziatura tra una banda e l’altra. Questa trama determinerebbe, secondo lo stesso ricercatore, tre zone telluriche ad intensità molto differenziata: una zona neutra molto ampia, energeticamente inerte; una seconda zona di intensità energetica liminale e comunque non ancora nociva per l’uomo, identificabile nello spessore delle cosiddette “pareti”; infine una zona d’intersezione delle linee di forza, ovvero una zona di massima intensità tellurica, definita “nodo di Hartmann” o, più semplicemente, “nodo H”, esattamente localizzata all’incrocio di due “pareti”. Ed è proprio a livello di tali intersezioni che si verificherebbe una qualche alterazione energetica potenzialmente in grado di risultare, nel tempo, estremamente dannosa.
Diverse applicazioni sono state realizzate al fine di valutare gli eventuali effetti nocivi che una prolungata permanenza sui “nodi” può procurare agli organismi viventi ed in questo senso si sarebbe scoperto, per esempio, che gli alberi fatti crescere in corrispondenza di uno di questi “siti patogeni”, oltre ad essere più frequentemente colpiti da fulmini, presentano strane anomalie morfologiche e sono più esposti a problemi di crescita. La stessa cosa sarebbe stata evidenziata anche in animali eventualmente costretti, per motivi contingenti, ad una prolungata permanenza su zone di alta radianza tellurica.
La conoscenza e la percezione di tale fenomenologia affonda le proprie radici nella notte dei tempi. Gli antichi cinesi, prima di edificare le loro case, effettuavano riti “geomantici” ricorrendo all’ausilio di rabdomanti, per evitare di costruire sui malefici “punti del dragone”, considerati patogeni per l’uomo e gli animali.
Si tramandano notizie di riti geomantici praticati nell’antichità da Egizi, Maja, Tribù Australiane, ecc.
I Romani recintavano le località sulle quali avrebbero poi edificato nuove città, lasciandovi pascolare delle pecore. Dopo circa un anno le uccidevano ed esaminavano il loro fegato; dal numero relativo di patologie degenerative e/o precancerose eventualmente rilevate, decidevano se fosse opportuno o meno edificare su quei luoghi.
La ragione di tali consuetudini risiedeva fondamentalmente nel convincimento che la terra, in alcuni suoi punti, emettesse delle radiazioni (dette, appunto, telluriche) nocive alla salute umana che rabdomanti, sciamani ed altri sensitivi erano in grado di individuare.
In effetti, misurazioni effettuate con differenti rilevatori di particelle ionizzanti (camere di ionizzazione, contatori Geiger, camere a nebbia, ecc.) avrebbero dimostrato che la superficie terrestre risulta costellata di punti in cui la densità delle particelle ionizzanti è, in assenza di sorgenti naturali di radioattività, costantemente superiore al normale (12).
Su tali basi teoriche s’innesta l’ipotesi della “griglia di Hartmann”, la cui configurazione può, a volte, subire delle temporanee modificazioni anche di notevole entità in occasione, per esempio, di terremoti o, comunque, di eventi metereologici eccezionalmente intensi (temporali, bufere).
Da alcuni si tende perfino ad ipotizzare che le note capacità di presagire questi eventi in anticipo, senza evidenti segnali premonitori, da parte di alcune specie animali, dipenda dalla sensibilità, posseduta da questi ultimi, di percepire le modificazioni del reticolo energetico che si verificano con un anticipo che va da 48 a 12 ore.
In prossimità di corsi d’acqua sotterranei la configurazione del reticolo risulterebbe permanentemente deformata. Analoghe deformazioni si verificherebbero in prossimità di faglie, caverne sotterranee, giacimenti metalliferi, petroliferi e gassosi e di varie disomogeneità presenti nel sottosuolo. Tali deformazioni, temporanee o permanenti, sarebbero state verificate da geobiologi innumerevoli volte, per quanto risulti ancora priva di plausibili spiegazioni scientifiche l’origine dello stesso reticolo. Né si comprende la configurazione “a muro” delle bande energetiche, dal momento che la propagazione delle forme di energia note (calore, onde e.m.,…) avviene per onde sferiche.
Ciò nonostante, tuttavia, i cultori di questa disciplina che solo in Italia raccoglie oramai numerosissimi medici oltre ovviamente ad ingegneri, architetti e tecnici ambientalisti, hanno di fatto inserito, previo ottenimento dell’opportuno consenso informato da parte della committenza, il rilevameneto della “griglia di Hartmann” nell’approccio alla progettazione ed alla successiva edificazione dell’ambiente costruito. Tutto ciò al fine di individuare i possibili “siti geopatogeni” e la loro dislocazione nel contesto dell’area fruibile in modo da evitare che, funzionalmente alla distribuzione degli spazi interni e all’arredamento, si possano allocare in corrispondenza degli eventuali “nodi” zone destinate a permanenze prolungate come, ad esempio, i luoghi di lavoro ovvero i luoghi abituali di riposo (poltrone, letti, ecc.).
Appare evidente che la disciplina in oggetto, che in qualche modo s’inserisce nei solchi di un percorso evolutivo originariamente partito, per ciò che concerne i suoi aspetti medici, dalle implicazioni sanitarie connesse alla Sick Building Syndrome e poi anche alla Building Related Illness, necessiti, allo stato, di opportuni e adeguati lavori di ricerca condotti su parametri scientifici e tali da dimostrare sull’uomo le possibili influenze geopatogene prodotte dal sito (5)
Soltanto dopo la precisa definizione di questi parametri, eventualmente applicabili anche agli ambiti medici e salutistici che più ci appartengono per competenza e professione, si potranno analizzare e valutare le nuove potenzialità di una disciplina fondamentalmente finalizzata a correlare al concetto dell’abitare quei principi di ecologia e salute (3) da sempre cari ai cultori dell’aerobiologia.
Ad un primo impatto il tema appare subito di notevole complessità ma anche di grande fascino; proprio per questo non può aprioristicamente escludere la competenza e la sensibilità di quelle persone che, accogliendone lo stimolo con un minimo di serena quanto necessaria umiltà, non ne escludano poi l’approccio anche al fine di chiarire, in un quadro complessivo ancora aperto, gli ambiti d’azione di questa tendenza dell’architettura sensibile alle questioni ambientali e sanitarie (20). Tutto questo in uno sforzo ideale teso a superare i vincoli limitanti di un’enunciazione puramente teorica e ad illustrare, dunque, concrete soluzioni progettuali finalizzate ad un habitat realmente sostenibile.
Bibliografia:
1)G. Altenbach, B. Legrais: Santè et cosmotellurisme; Ed. Dangles
2) G. Altenbach, B. Legrais: Traitè d’ecobiologie de l’habitat; Ed. G. Tredaniel
3) A. Baglioni, S. Piardi: Costruzioni e salute; Ed. F. Angeli, Milano 1990
4) P. Bevitori: Inquinamento elettromagnetico. Aspetti tecnici, sanitari e normativi.
Ed. Maggioli, 1998
5) Bergsmann O: Il sito come fattore di rischio; in press
6) B. Bini, S. Perini: Il sonno, il letto, il riposo; Ed. Pontecorboli, Firenze, 1995
7) G. Capriolo: Casa e salute; Ed. Sonzogno, 1996
8) N. Chernoff, J. Rogers: A review of the literature on potential reproductive and
developmental toxicity of electric and magnetic fields; Kavetr. 71, 91-126, 1992
9) P. Comba, M. Grandolfo, S. Lagorio, A. Polichetti, P. Vecchia: Rischio cancerogeno
associato a campi magnetici a 50/60 Hz; Istituto Superiore di Sanità, 1995
10) J. Dillinger: Habitation et santè; Ed. Musumeci
11) T. Dull, B. Dull: Zusammenhange zwischen sturmgehen der erdmagnetismus und
hauffingen von todes-fallen; Deutsch. Med. Wschr. 61,95, 1935
12) D. Grasso:La casa sana. Atti del convegno nazionale di geopatia e bioarchitettura.
Centro studi & ricerche Cosmòs – Milano 1994
13) U. Hoepli, E. Neufert: Enciclopedia pratica per progettare e costruire; 1982
14) H.L. Konig, E. Folkerts: Corrente elettrica quale fattore ambientale;
Ed. Andromeda, 1997
15) J. La Maja: La medecine de l’habitat; Ed. Dangles
16) S. London: Exposure to residential electric and magnetic fields aand risk to
childood leukemia; Am. J. Epidemiol. 134, 814, 1991
17) DP. Loomis,D. Savitz:Brain cancer and leukemia mortality among electrical
workers – Am. J. Epidemiol. 130, 814, 1989
18) G. Otto: Raggi tellurici. Effetti sulla nostra salute; Ed. Centro di benessere psicofisico
19) R. Pencreach: Vers une radiosthesie du 3eme Millenaire; Desforges
20) S. Piardi,P. Carena,I. Oberti,A. Ratti:Costruire edifici sani; Ed. Maggioli, Rimini, 1996
21) A. Remi: Geobiologia; Ed. RED/Studio
22) C. W. Smith: L’uomo elettromagnetico; Ed. Andromeda
23) D. Vagero: Cancer morbility among workers in the telecommunications industry;
Br. J. Ind. Med. 42, 191-195, 1985
24) N. Wertheimer, E. Leeper: Electrical wiring configurations and childhood cancer;
Am. J. Epidem. 109, 273-284, 1979
25) The project phisics course; Zanichelli
26) The feynman lectures on physics; Addison Wesley Publishing Company