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E siamo al numero 1

Data pubblicazione: 
Friday, 1 September, 2006

South Immunology Journal, 2006
Vol.I, Num.1; September 2006

E’ senz’altro ancora troppo presto per abbozzare un bilancio della nostra iniziativa editoriale sulla base del precedente numero pilota pubblicato in giugno, ma le pause lavorative che ci hanno concesso di frequentare – per breve tempo, ahinoi! – le gremite, infuocate e invidiate spiagge pugliesi, ci hanno anche offerto lo spunto per raccogliere i primi commenti… a freddo!
L’intento di non volersi sostituire alle già numerose pubblicazioni scientifiche italiane né di contenderne il pubblico dei lettori, quanto semmai di costituire un compendio il più possibile ricco e orientato anche all’informazione dei cittadini o dei funzionari dirigenti chiamati a governare il complesso e delicato pianeta della “sanità”, unitamente alla precisa volontà di dare per la prima volta voce agli ammalati in quanto nostri principali utenti e fruitori, ci hanno permesso di registrare un positivo accoglimento sia tra i colleghi medici che tra i non addetti ai lavori.
Le reazioni dei lettori sono state molto articolate, dalla sorpresa per la “nuova nata” alla proposta di nuove soluzioni. Dall’approvazione per i primi temi selezionati, alla richiesta di pubblicazione di interventi su temi ritenuti non ancora indagati a sufficienza.
Complimenti sinceri ma anche critiche, che hanno testimoniato la lettura attenta del nostro periodico pugliese. Tra le altre, due osservazioni ci sono state rivolte in maniera particolarmente incisiva e tali da meritare risposte pubbliche e compiute.
In una recensione relativa al South Immunology Journal e apparsa sulla stampa locale, il titolo inglese della nostra testata è stato definito velleitario e scelto, semmai, nell’intento di guadagnare importanza più nella forma che nella sostanza.
Niente di più errato. Il titolo inglese non sottintende la velleità di una diffusione internazionale della rivista, bensì la capacità di proporsi, nei fatti, come finestra sempre aperta e attenta al panorama mondiale dell’immunologia. Non a caso South Immunology Journal riporta anche anteprime e “breaking news” non ancora circolanti in Italia e raccolte col prezioso contributo di una redazione che si aggiorna quotidianamente sui fatti salienti della scienza medica internazionale . L’essere aggiornati e proporre con tempismo le notizie provenienti dal mondo è, dunque, una caratteristica molto cara ai nostri redattori, perché lo è soprattutto ai  lettori. E al suddetto tempismo concorrono persino le associazioni di pazienti che sostengono la testata, e che gestiscono da anni un osservatorio scientifico che probabilmente non è presente nemmeno  all’interno dei più dotati centri ospedalieri della nostra regione. Questa sinergia nata per selezionare i fatti salienti del villaggio globale in cui noi tutti viviamo è, pertanto, l’unico motivo del nostro nome.
La seconda critica ha riguardato la presenza di pagine di sponsor farmaceutici, in contraddizione – secondo taluni osservatori – con alcune prese di posizione assai decise, da parte nostra, relative a particolari attività delle multinazionali del farmaco.  Mi pare  allora  doveroso puntualizzare, in serena assenza di alcuna posizione pregiudiziale nei confronti delle attività industriali, che segnalazioni esplicite  fornite non di rado dalle stesse associazioni dei pazienti oltre che dai medici, relative ad atteggiamenti delle farmaceutiche non sempre in linea con le esigenze dei consumatori, non possono lasciarci indifferenti e, dunque, esonerarci dall’emettere, laddove necessario, un severo giudizio di condanna. Invero la categoria degli immunologi non si è mai sottratta, proprio in ragione delle sue specifiche competenze,  al compito di incoraggiare e spingere le industrie a produrre molecole orientate ai bisogni e non al business.

Ne è prova documentata dall’evidenza il fatto che i nostri pazienti “allergici” sono stati i primi, e restano tuttora purtroppo ancora gli unici, a giovarsi di trattamenti tollerizzanti capaci di portare l’ammalato anche a guarigione e non solo alla quiescenza provvisoria. Le altre categorie di ammalati, ugualmente afflitte da patologie di carattere immunitario ma convenzionalmente e storicamente non affidate alla cura degli immunologi, ancora oggi  vengono trattate, non di rado, con prolungato (se non vitalizio) trattamento immunosoppressorio. I motivi di questa disparità affondano le proprie radici in un annoso e irrisolto problema di asimmetria dell’informazione, approfondito e denunciato tra l’altro nel corso dell’importante incontro pugliese tra ammalati, medici ed istituzioni, tenutosi a Lecce nello scorso mese di luglio.
In quella sede, è stato dettagliatamente spiegato come gli specialisti con competenze di biologia molecolare siano potenzialmente in grado di “suggerire” e di fornire indicazioni “di indirizzo” all’Industria, non limitandosi semplicemente a recepire ciò che l’industria programma per la loro attività. E se da tutto questo dovessero derivare risultati terapeutici radicali e non soltanto sintomatici, beh! allora, saremmo i secondi ad esultare…perché i primi, vivaddio, sarebbero finalmente gli ammalati.

Editorial – editoriale

South Immunology Journal, 2006, Vol. I, Num. 1
Copyright © 2006 by South Immunology Journal – September 2006

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