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Da “South Immunology Journal” a “Imid Medical Journal”. Analisi dinamica dei modelli gestionali in sanità.
Imid Medical Journal
Vol.1, Num.1 – April 2009
E’ tempo che si accendano finalmente i riflettori su corporativismo medico, superficialità politica e controinformazione. E’ tempo che la rappresentazione massmediatica del sapere scientifico evoluto diventi trasmissione reale della conoscenza nello spazio pubblico. E’ tempo che la conoscenza popolare e politica della scienza non sia più mera traduzione di teorie, distorsione di concetti o pedissequa acquisizione di idee destinate, comunque, a rimanere astratte. E’ tempo che i media ricoprano fedelmente il ruolo importantissimo che a loro compete nella formazione, diffusione e trasformazione delle rappresentazioni sociali della scienza, in ragione della loro intrinseca potenzialità di accelerare i processi di elaborazione di una iniziale teoria del senso comune.
Esaminando l’attualità del fenomeno che analizza il crescente impatto sanitario e sociale delle malattie infiammatorie croniche immunomediate (IMID), è il tempo di chiedersi in che modo la comunicazione possa riuscire a trasformare il fatto scientifico in notizia, facendolo diventare un evento mediatico, magari attraversando diversi contesti e stili espositivi del sapere, ma seguendo un continuum culturale che non alteri il senso globalmente innovativo delle nozioni trasmesse. E, d’altro canto, qual è, da anni ormai, il nostro obiettivo se non quello di provare, almeno, ad arginare il “Secret Killer”, così come è stata definita sul Time la patologia infiammatoria cronica destinata credibilmente a diventare il flagello del Terzo Millennio? Quale può essere la nostra pretesa se non quella di contribuire, almeno, a divulgare le verità scientifiche, le attuali possibilità di cura e, soprattutto, le nuove competenze ancora oggi spesso sottaciute, per quanto indispensabili nel sostenere il modello sanitario più adatto al contenimento delle malattie più emergenti e più comuni?
Avevamo prudentemente avanzato le nostre istanze. Ci hanno sommessamente consigliato di rispettare le ovvietà del buonsenso, evitando eccentriche incursioni contro i mulini a vento. Avevamo chiesto di porre l’Immunologia, la Proteomica, la Genomica e la Biologia molecolare alla base del percorso di prevenzione e cura, quindi alla base di tutta la Sanità. Qualcuno, di rimando, ha provato a spaventarci, evocando intorno a noi ingloriose epopee di mondi visionari. Poi, nel luglio del 2008, una prestigiosa, implicita conferma. Quella inserita nel Piano per il progresso scientifico avanzato dal ministro Maurizio Sacconi e formulata nel Libro verde sul futuro del modello sociale, nel quale si anticipa, tra l’altro, che “La ricerca biomedica è il settore della scienza che ha recentemente avuto e avrà il più grande sviluppo in termini di scoperte epocali, ricadute applicative, nuove realtà di impresa (genoma umano, biologia delle staminali, silencing e regolazione di geni, trasduzione di segnali cellulari, biotecnologie per la salute, ecc.).
La ricerca, per quanto si definisca in vari modi – di base o fondamentale, applicata, clinica, traslazionale – è vera conoscenza e, quindi, può generare progresso soprattutto quando è ricerca di base, cioè quando valida nuove teorie, propone nuove leggi, spiega meccanismi prima sconosciuti. Tutta la Biomedicina (biochimica, genetica, microbiologia, virologia, immunologia, biologia molecolare, fisiologia) è scienza di base. In ambito clinico il fondamento del sapere, il concetto di arte medica di un tempo (autoreferenzialità del clinico), è oggi soppiantato da quello di una scienza applicata o evidence-based medicine, una medicina cioè che adotta protocolli diagnostici e terapeutici sul malato in base a rigorose osservazioni sperimentali. Medicina clinica e biomedicina sono, quindi, inscindibili e come tali vanno considerate in ambito accademico-formativo, sanitario e di politiche di sviluppo.
Nel contesto economico-finanziario attuale, in un Paese come l’Italia che ha investito poco e male in high-tech per decenni, vi è la necessità di razionalizzare le risorse, avviando iniziative nelle aree tematiche principali della ricerca biomedica, investendo in progetti di ricerca che coinvolgano network con massa critica di competenze, puntando sul merito e sulla qualificazione dei proponenti e su piattaforme tecnologico-strutturali condivise quali: genomica, epigenetica, proteomica, imaging, nanobiotech”.
E’ un po’ la supposta follia di Don Chisciotte che perde la sua dimensione caricaturale per diventare legittima rivendicazione del diritto all’utopia, a un mondo di più alta dignità di fronte ad una possibile miseria dei tempi. Nella fattispecie, il tentativo faticoso di conferire evidenza e riscatto, dopo tristi momenti di interlocuzione “viziata”, ad un modello sanitario che, in ragione della sua intrinseca valenza culturale, scientifica e soprattutto operativa, ha assoluta necessità ed obiettiva urgenza di essere condiviso.
D’altro canto, se a tutti è noto che la Medicina del Terzo Millennio fonda la sua propria peculiarità su attività di ricerca ed approfondimento sempre più incalzanti, complesse ed inimmaginabili sino a qualche decennio fa, è anche vero che questo assunto nasconde, tra le sue pieghe più profonde, alcuni aspetti non altrettanto semplici e lineari. Basti considerare ad esempio che, nonostante il progresso venga sempre salutato come fattore essenziale per l’interesse collettivo, la variabile che sembra, oggi, contraddistinguere maggiormente il progresso, la rapidità, raramente assume quel giusto ruolo che sarebbe necessario tributarle nell’ambito delle prestazioni finalizzate alla ri-organizzazione sanitaria. Tanto è vero che la ricerca e la pratica clinica appaiono come due mondi sempre più distanti, anziché convergenti. Mondi a due velocità, condizionati da logiche che spesso confliggono anziché armonizzarsi, poiché tutto ciò che si dimostra in grado di riscuotere entusiasmo nel primo suscita resistenza nell’altro.
E non è un caso: in uno dei due ambienti il cambiamento non piace per nulla, dal momento che lo status quo non è poi così facile da abbandonare. Ed ecco allora che le auspicate pratiche traslazionali ed interdisciplinari che animano e nobilitano ogni buon Piano per la salute che si rispetti restano, di fatto, nelle buone intenzioni del libro dei sogni. A chi giova questo conservatorismo coatto? Non certo ai pazienti. Loro vogliono il cambiamento. Ma anche i medici che sono determinati ad innovare e ad andare avanti lo desiderano. Così come lo ha sempre desiderato la redazione di South Immunology Journal, la rivista da noi fin qui pubblicata in collaborazione editoriale con “Il Raggio Verde Edizioni”, e per la quale le necessità emergenti impongono un obbligato e tempestivo riposizionamento in termini di fattiva operatività senza confini.
E’ per tali ragioni che abbiamo immaginato e realizzato questa nuova iniziativa editoriale, dal titolo IMID Medical Journal, perché anche noi siamo cresciuti, e in fretta, alla velocità che abbiamo appreso dalla Scienza Medica. Quella che prova a descrivere i processi fisiopatologici nell’ambito dei sistemi circolari a retroazione, processi matematici complessi e interdipendenti, esattamente come i sistemi organici e umani: immuno-neuro/endocrini e metabolici. E nell’ambito di alcuni eventi che paiono non avere mai fine, cronici e degenerativi, abbiamo voluto considerare alcune condizioni essenziali: la loro eziologia plurifattoriale, la loro interdipendenza, il loro humus condizionante sempre più esterno anziché interno, se all’esterno consideriamo, fra l’altro, la presenza di un inquinamento insostenibile per l’organismo umano. Sono questi gli elementi che impongono una distinzione sempre più netta e definitiva tra fattori causali e fattori di rischio, e che, pertanto, sanciscono sempre più irreversibilmente il passaggio dalla medicina d’organo alla medicina dei sistemi.
Anche l’IMID Medical Journal vedrà, come nostra tradizione, la partecipazione e la gestione collegiale dei pazienti. Sono loro che, negli anni appena trascorsi, hanno animato la redazione al pari degli addetti ai lavori, e sono sempre loro ad aver scelto il più delle volte gli argomenti, dal momento che questi investono la loro vita di ogni giorno.
La speranza, allora, è che continuiate a leggere e ad apprezzare la nuova veste e le nuove rubriche di IMJ, prodotto per offrire un servizio essenziale e chiarificatore.
Proprio come la Medicina.
Editorial – Editoriale
Imid Medical Journal, 2009, Vol. I, Num. 1
Copyright © 2009 by IMJ – April 2009